Istituto Salesiano
Agosti
BELLUNO
Classe Terza Elementare- A.S. 2003-2004
Le leggende riguardanti
la GUSELA DEL VESCOVÀ
In classe Terza,
oltre ad affrontare in geografia e scienze i diversi ambienti,
(mare, fiume, montagna, collina, pianura, città) ed in
particolare il nostro luogo di vita, vengono affrontati i
diversi generi letterari ed anche in questa occasione si è
pensato di rendere i bambini lettori-scrittori attivi.
Dopo aver letto
qualche esempio eccoli impegnati in creazioni originali,
fantasiose e soprattutto farina del loro sacco.
Chi ha detto che sono già
state narrate tutte le leggende?
Quelle che
seguono non le conosce ancora nessuno
E nulla più
delle nostre montagne stimola la fantasia e magnifiche immagini
fantastiche.
Basta una
meravigliosa foto di cime coperte da nuvole perché i bambini
volino verso lIsola-che-non-cè.
O le meravigliose
Dolomiti al tramonto con i suggestivi colori che le
caratterizzano per stimolare favolose congetture
sullorigine di queste colorazioni.
O una giornata in
cui il gruppo dello Schiara è innevato, per fare nuove ipotesi.
Ma più di tutto
affascina lonnipresente Gusela del Vescovà, compagna ed
amica dei Bellunesi che quotidianamente, uscendo di casa per
recarsi al lavoro o a scuola o a fare la spesa, non possono fare
a meno di ammirarla.
E quotidianamente
la Gusela guarda dritto - dritto verso lAgosti e i suoi
bambini che hanno voluto raccontarla così.
Questo
vuol essere laugurio di BUONE FESTE, da parte della classe
Terza elementare Agosti, rivolto a genitori, familiari ed
operatori scolastici.
Maestra Paola Zambelli e bambini di Terza Elementare
Alessandro
A.
LA LEGGENDA DELLA GUSELA
Cera
un folletto di montagna. Era basso, aveva i capelli gialli e due
grandi orecchie appuntite. Si vestiva sempre con un cappello
lungo e celeste, con degli scarponcini con le suole a onde, con
una maglia gialla e dei pantaloni rossi.
Questo
folletto si chiamava Giovanni, disse parolacce al cielo e questo
si aprì; un bel giorno cadde un meteorite e il folletto decise
di chiamarlo Gusela, cioè ago per cucire il cielo, e lo cucì.
Dovunque
andasse il folletto pensava alla Gusela.
Così
decise che quella montagna era adatta per fare lo scalatore, il
ragnatelista.
Invecchiando
molto Giovanni si stancò sempre di più e decise di prendersi
dei giorni di ferie.
Così
staccò la Gusela dalla Terra e la portò in vacanza nello
spazio.
Siccome
la montagna non riusciva a respirare bene fuori
dallatmosfera, cambiò rotta e tornò al punto di partenza.
In
autunno il folletto si costruì una casetta nel bosco per
ripararsi dal freddo dellinverno e poter stare vicino alla
sua amica Gusela.
In
inverno Giovanni mise un mantello alla montagna, perché non
prendesse troppo freddo. Il mantello era molto colorato, perché
laveva fatto con le foglie dellautunno.
Lultimo
giorno dinverno il vento tolse il mantello di foglie alla
Gusela, perché ormai gli animali si erano risvegliati e avevano
bisogno di tanto spazio per giocare.
I
viaggi nello spazio con Giovanni sono il motivo per cui ogni
tanto vediamo sparire la Gusela.
Cè
qualcuno che pensa che sia semplicemente scomparsa nella nebbia,
ma noi sappiamo che in realtà è in vacanza, ma che presto
ritornerà perché sente la mancanza della Terra.
Martina
B.
La ferrovia sulla Gusela
Cera
una volta una ferrovia che portava sulla Gusela del Vescovà. Un
brutto giorno di pioggia la ferrovia si ruppe e i turisti non
vennero più a Belluno per vedere la Gusela del Vescovà.
La
Gusela si sentiva sola. Lei voleva stare in compagnia, essere
guardata e amata.
Un
bel giorno una bambina di nome Martina si accorse che la
Gusela era triste e con suo papà la scalò, ci mise una croce in
cima. La Gusela non si sentì più sola perché era con Gesù.
Annalisa
La Gusela del Vescovà
Tanti
e tanti secoli fa esisteva un villaggio in mezzo al bosco abitato
da un popolo di giganti.
Questo
villaggio si chiamava Favolandia e tutti gli abitanti vivevano in
pace ed allegria.
Il
paese era formato da tante enormi case costruite con i sassi
presi dalle montagne ed erano tutte di colore verde perché i
giganti le coloravano con le foglie degli alberi.
Per
vivere cacciavano gli animali del bosco come lepri e cinghiali.
Erano
molto coraggiosi e solo una cosa riusciva a spaventarli: un orso
nero come il carbone e molto più grande di loro, di nome
TERRORE, perché di notte assaliva i poveri giganti
mentre dormivano nei loro grandi letti.
Dopo
tanti anni di paure, il capo del villagio riunì tutti i più
bravi cacciatori per organizzare la cattura e luccisione di
Terrore.
Il
gigante più valoroso si chiamava Vescovà e decise di partire da
solo per il bosco alla caccia dellorso.
Dopo
giorni e notti di ricerca tra le montagne, Vescovà trovò delle
tracce enormi che portavano dentro una grotta buia.
Armato
di una lunga spada, di una fiaccola e di tanto coraggio, entrò
dentro la caverna.
Subito
venne assalito dallenorme bestia che con la zampa
sollevo Vescovà fino allaltezza del suo muso.
Il
gigante, con un gesto veloce, infilò la spada nella bocca
dellorso, che cadde a terra morto.
Dal
gran colpo gli si spezzò un dente e Vescovà se lo portò al
villaggio per dimostrare agli abitanti che aveva sconfitto
Terrore.
In
suo onore il capo dei giganti mise il dente al centro del paese e
siccome questo dente aveva la forma appuntita, gli diedero il
nome di:
Alice
C.
LE MONTAGNE CHE AVEVANO ALBERI
Tanto tempo fa nelle montagne di Belluno cerano tanti alberi, ma a tanta gente impicciavano perché non riuscivano a passare nei sentieri con i carretti e i cavalli, e le mucche facevano fatica a brucare lerba perché non cerano tanti prati. Così un giorno un vecchio signore decise di tagliare tutti gli alberi delle montagne.
Lavorò
per giorni e giorni, arrivò anche la gente di Belluno per
aiutarlo. Finalmente finirono di tagliare tutti i boschi. Quando
guardarono il loro lavoro si accorsero però di aver fatto un
grande
sbaglio
, perché gli animali che vivevano nei boschi rimasero senza casa
e le montagne ormai di roccia si sentivano sole e avevano tanto
freddo.
Un
giorno una bambina e la sua mamma guardarono le montagne tristi e
dissero: Guarda quella montagna a forma di dito, sembra che
voglia segnare il cielo per chiedere aiuto.
Presero
un fiore dal loro giardino e lo piantarono sulla roccia di quella
montagna.
Da
quel fiore spuntarono altri fiori e con gli anni anche alberi, e
così le montagne tornarono a rivivere. Ma non nelle cime, per
far capire alla gente che LA NATURA VA AMATA E RISPETTATA.
Giada
D.O.
Gusela del Vescovà
Nel mio villaggio ci sono tante montagne; in particolare ce nè una a forma di ago, chiamata Gusela del Vescovà.
Un
giorno uno scalatore voleva toccare la cima della Gusela. Dopo
tanto tempo, lo scalatore, ben attrezzato, riuscì a scalarla.
Questo
scalatore si chiamava Vescovà, ma tutti lo chiamavano Gusela per
il suo naso lungo e fino a forma di ago. Ecco perché quella
montagna porta il nome di Gusela del Vescovà.
Giada
D.
La
leggenda della GUSELA.
Cerano
una volta una fata e una strega che vivevano sulla GUSELA.
CANDIDA
chiamò la strega SOFIA e chiese:-Vuoi venire a fare
compere
?-.
La
strega SOFIA rispose -Si,volentieri-.
La
strega SOFIA andò a prendere
CANDIDA
con la scopa e insieme andarono in città.
Si
comprarono magliette,borse,pozioni magiche, bacchette, eccetera.
Iniziò
a piovere e SOFIA e CANDIDA si presero un bel raffreddore.
CANDIDA
invitò SOFIA a casa sua per bersi una bella cioccolata
calda e dopo giocarono a carte.
Dopo
un mese CANDIDA e SOFIA vollero ricamare ma si erano dimenticate
di comprare degli aghi.
Poi,
allimprovviso, si scucì il cielo e CANDIDA e SOFIA erano
ancora più curiose di sapere cosa era successo.
Allora
pensarono che per cucire di nuovo il cielo dovevano prendere un
ago.
Si
ricordarono della GUSELA chiamata anche ago e andarono a vedere
cosa era successo.
SOFIA
allimprovviso vide degli dei che dissero: -Se qualcuno
riuscirà a ricucire il cielo gli daremo qualcosa in cambio-.
Allora SOFIA e CANDIDA sentendo queste parole,andarono e dissero
agli dei:-Potremmo provare noi, se ce la facciamo; ci potreste
dare degli aghi?-
-Si-
dissero gli dei.
Dopo
un po si vedeva il cielo tutto apposto e come ricompensa
gli dei donarono degli aghi a SOFIA e CANDIDA.
E
da allora in poi la montagnetta si chiamò GUSELA
Alice
D.B.
LA LEGGENDA DELLA GUSELA
Tanto tempo fa in un piccolo paese di montagna viveva un
vecchio sarto di nome Vescovà.
Un
giorno il Re lo convocò a palazzo per farsi confezionare un
abito per il matrimonio della sua unica figlia.
Il povero Vescovà lavorò giorno e notte e quando
labito fu pronto, lo portò a palazzo.
Il Re ne fu entusiasta e lo ricompensò con un sacco di
monete doro.
Ritornando a casa il sarto si accorse di aver perso il
suo ago, lo cercò ovunque e pensò: Povero me e se fosse
rimasto attaccato allabito del Re!.
Corse al castello ma arrivò troppo tardi, il Re
indossando la sua veste si era già punto ed era molto
arrabbiato.
Per punirlo trasformò lago in una roccia e
condannò Vescovà a vivere sulla sua cima per leternità.
Da allora quella roccia a
forma dago fu chiamata Gusèla del Vescovà.
Cristina
IL FOLLETTO DISPETTOSO DELLA GUSELA
Il
mio paese è circondato dalle montagne .
Se
cè il sole diventano rosa, dinverno sono coperte
dalla neve e sono gelide.
Su
queste montagne ci sono delle caverne abitate dai folletti,
piccoli uomini misteriosi .
Ce
ne era uno proprio rompi.
Dinverno
gettava palle di neve; dautunno, di sera, spaventava i suoi
amici con le urla.
Destate
cacciava i camosci e in primavera si mangiava tutti i fiori più
delicati.
Erano
tutti stufi di questo dispettoso folletto.
Il
re dei folletti decise di rinchiuderlo in una torre.
Cominciarono
a costruirla
Misero le pietre una sopra
laltra, ma ad un certo punto non ne ebbero più.
Decisero
di farla appuntita.
Fu
costruita con una punta e assomigliava ad un ago.
La
chiamarono Gusela,perché in dialetto ago si dice
gusela.
Il
folletto dispettoso visse per tanti anni dentro la Gusela e
imparò ad essere più gentile.
Serena
LA LEGGENDA DEL
MAZAROL
Tanto
tempo fa, lassù tra la catena montuosa delle Dolomiti, sul
gruppo montuoso dello Schiara e precisamente sulla Gusela del
Vescovà, viveva uno strano individuo chiamato il Mazarol.
Si
parlava esistesse una leggenda su di lui che diceva di non salire
sulla Gusela dopo una certa ora, altrimenti usciva dalla roccia e
faceva scherzi di ogni tipo: spaventava gli uomini con delle
voci, rubava il latte dei pastori, faceva sparire l
attrezzatura degli scalatori e nessuno vedeva niente, perchè
rimaneva sempre nascosto nell ombra.
Un
giorno degli scalatori che volevano salire sulla Gusela,
arrivarono sul posto, ma ad un certo punto cominciò a
nevicare.Trovarono un rifugio e pensarono bene di fermarsi a
mangiare e dormire. Purtroppo però il rifugio era chiuso a
chiave e dovettero quindi accamparsi con la tenda ed i sacchi a
pelo.La mattina dopo uno scalatore si accorse che erano
spariti gli zaini di tutti, l attrezzatura da roccia ed il
mangiare. Quando arrivò il padrone del rifugio poterono andare a
scaldarsi al coperto. Gli fu offerta una tazza calda di tè e gli
fu spiegata la leggenda e finalmente capirono che quell
uomo strano voleva solo un po di compagnia.
Un
giorno una signora che stava facendo un escursione da sola
, decise di affrontare quell uomo per dirgli che le sarebbe
piaciuto vivere con lui su quelle bellissime montagne. Fu così
che da allora quell uomo smise di fare gli scherzetti alla
gente che passava. Da quel giorno il Mazarol e la signora vissero
al rifugio e quelli che passavano da quelle parti, restavano a
mangiare con loro molto volentieri perchè gli veniva raccontata
la leggenda e si divertivano molto.
Per
anni rimase lidea, passando lassù che ci fosse ancora il
Mazarol, ma era solo una suggestione, perchè lui ormai aveva
trovato compagnia ed era ciò di cui aveva bisogno.
Daniele
LA STORIA DELLA GUSELA DEL VESCOVA
Cera
una volta una montagna di nome Gusela che voleva un po di
compagnia. Un giorno, dopo centosessantaquattro anni, arrivò un
folletto di nome Mazzarol che quando vide la montagna era molto
contento, così piantò la tenda e ci piantò anche un canestro e
andò su e giù con la sua moto.
Dopo
qualche giorno decise di andarsene.
Dopo
alcuni anni sotto la Gusela nacque un villaggio dove cera
un grande Palazzo e nel Palazzo cera un re. Un giorno il
suo sarto doveva ricucirgli il vestito, però lago si era
rotto. Pensa e ripensa decise di andare sulla Gusela; quando
arrivò in cima stava per prenderla con la gru ma il Mazzarol gli
fece uno scherzo ed il sarto se ne andò. Dopo alcuni anni
arrivò un vescovo, restò lì un po di tempo a guardare
quella meravigliosa montagna e se ne andò.
E
da quel giorno la montagna si chiamò Gusela del Vescovà.
Alex
IL PARCO DELLA GUSELA
Cera
una volta, nei pressi della Gusela, un bellissimo parco. Un
tragico giorno però, a causa di un terremoto il parco venne
distrutto completamente. I bambini furono disperati perché non
sapevano dove andare a giocare. La Gusela si sentiva sempre più
triste senza il parco e le grida felici dei bambini: cerano
ora solo macerie.
Un
giorno un bambino, vedendo la Gusela così triste, decise di fare
qualcosa .
Andò
con la mamma ed il papà e piantò un ramo felice; da quel giorno
tutti i bambini portarono qualcosa ed il parco, come per magia,
riprese vita. Tutti vissero felici e contenti.
Alessandro
D.
BEPI,
MARIETTA E IL MAGO MALVAGIO
Bepi Vescovà era un giovane contadino che viveva, in
una semplice casa, ai piedi del monte Serva. Era un giovane forte
e di buon cuore, sempre pronto ad aiutare il prossimo.
Marietta, dai capelli color del sole e dallo sguardo
dolce miele, viveva vicino a Bepi ed era innamoratissima del
giovane contadino.
Ma nella valle cera anche un orribile mago che
abitava nel folto del bosco e la sua magia era terribile. Infatti
chi non si piegava al suo volere veniva trasformato in pietra.
Accadde così che una sera al tramonto il mago incontrò
Marietta che si era attardata nel riportare a valle le sue
mucche. Subito rimase affascinato da tanta bellezza, ma non
cercò di fermare la fanciulla che appena lo vide fuggi
terrorizzata.
Il giorno dopo il mago inviò uno dei suoi sgherri con
un messaggio per Marietta e la sua famiglia.
Quando la giovane lesse il contenuto di quella strana
pergamena lanciò un urlo e cadde a terra svenuta. Il mago la
voleva in moglie al sorgere della prima luna piena.
Potete immaginare quale disperazione per Marietta, per
la sua famiglia ed in particolare per il suo amato Bepi Vescovà.
Ma proprio il giovane contadino decise che avrebbe sfidato il
mago, allalba sulla cima delle montagne.
Bepi salutò la giovane Marietta cercando di consolarla.
Chiese alla giovane fanciulla di poter portare con se un
portafortuna, magari il piccolo specchio che lei custodiva
gelosamente nella tasca del suo grembiule.
Così Bepi Vescovà camminò tutta la notte e quando era quasi giunta lalba arrivò sulla cima delle montagne vicinissimo allo Schiara. Gusela lo stava già aspettando e mentre spuntavano i primi raggi di sole il mago scagliò un lampo della sua terribile magia. Ma Bepi fu più veloce di lui, tolse dalla tasca lo specchio di Marietta e lo rivolse verso il raggio di magia che riflettendosi andò a colpire il crudele Gusela. Lentamente piedi, gambe, braccia, tutto del terribile mago divenne roccia.
Sono passati molti secoli e nessuno si ricorda più di
Marietta e di Bepi, ma quando qualcuno visita la nostra valle e
chiede cosa sia quella roccia che si innalza, così sottile tra
quelle vette, tutti rispondono: LÈ LA GUSELA DEL
VESCOVÀ.
Antonio
LA LEGGENDA DELLA GUSELA
Cera
volta una montagna che passeggiava e faceva scherzi ,tirava calci
alle case e distruggeva palazzi. Ma un bel giorno la gente si
stufò e andò a chiamare il Mazzarol , un simpatico
folletto .Insieme il Mazzarol e la gente cercarono
una soluzione al problema. Cè chi dice che si comporta
così perché si sente sola e chi dice che si comporta così
perché è dispettosa. Alla fine trovarono la soluzione cioè
costruirle una specie di recinto di cemento. Il folletto durante
i lavori aveva il compito di distrarre la Gusela in modo che non
vedesse i lavori. Finalmente i lavori finirono e tutti impazienti
e timorosi aspettarono che la Gusela tirasse un calcio, ma
il muro resse. Alla Gusela le sì staccò un pezzo di piede,
cadde indietro e sbatté la testa .Tutta la gente rise a
crepapelle e le disse: Prometti di non distruggere più
niente?; la Gusela rispose di si e vissero tutti
felici e contenti.
Nausicaa
LA
LEGGENDA DELLA GUSELA
Poldino
e Poldina erano due pastori di Belluno.Avevano tante mucche ed
anche delle pecore.
Tutti
i giorni portavano le loro bestie al pascolo,sul monte Serva.Un
giorno per caso videro un bellissimo prato con tanta erba
verde ed allora mandarono mucche e capre a mangiare quel
meraviglioso dono della natura. Lerba era talmente tenera
che anche i due pastori ne vollero mettere in bocca qualche filo.
Ma era stregata ed in un attimo,pastori e bestie diventarono dei
giganti.
I
giorni passarono e venne anche Natale.Quando arrivò la neve i
pastori portarono le bestie in una stalla e rimasero con gli
animali per portare loro il fieno. La strada tra la stalla
ed il fienile era tutta ghiacciata ed una sera Poldino scivolò
sul sentiero e si ruppe i calzoni. Poldina era disperata perché
non aveva un ago grande per ripararli. Ma camminando, da dietro
una montagna, videro una roccia a forma di ago e così Poldina
riuscì a riparare i calzoni di Poldino.
Quando
Poldino si rimise i suoi calzoni, Poldina volle che lui
rimettesse al suo posto quel gigantesco ago che li aveva aiutati
a risolvere un problema. Così fecero e nel momento in cui
Poldino sistemò lago al suo posto,miracolosamente tutti
ritornarono ad essere normali.
Per
ringraziare la montagna del favore ricevuto,dopo un po di
baruffa tra di loro, decisero di chiamare quel gigantesco ago
GUSELA e per festeggiare il Natale ricoprirono quella
meravigliosa punta di addobbi e festoni. Sulla cima misero una
gigantesca stella e quando di notte la luna la illuminò dai loro
occhietti scese anche qualche lacrimuccia.
Nelle
sere dinverno anche da Belluno si vede la Gusela illuminata
a ricordare la storia di quei due pastorelli.
Caterina
La
Gusela del Vescovà
Il
Mazzarol una volta era tutto solo, ma per fortuna aveva una casa,
allora un giorno chiese a San Nicolò qualcuno da fargli
compagnia e San Nicolò gli diede la Gusela da piccola, che a
quei tempi non aveva ancora un nome.
Allora
il Mazzarol era felice e la chiamò Gusela (che in
dialetto significa ago) per la sua forma, del Vescovà
perché gliela diede il vescovo San Nicolò e da allora si
chiamò Gusela del Vescovà.
Anna
LA
GUSELA DEL VESCOVA
Tantissimo
tempo fa una tribù di nome Vescovà era molto infreddolita
perché viveva sul monte Pelf.
Durante
linverno gli adulti si mettevano addosso delle pellicce di
animali, ma i bambini come facevano a fare in modo che a ogni
loro movimento non gli cadesse la pelliccia?
Perciò
il più anziano della tribù propose di imparare a cucire così
avrebbero risolto i loro problemi dellabbigliamento.
Lidea
piacque a tutta la tribù, perciò si spostarono ad abitare
vicino al mare per raccogliere scogli con cui costruivano aghi
per cucire.
Un giorno la tribù incontrò una GIGANTE di nome Paola.
La tribù le insegnò i segreti del cucire.
A Paola servivano aghi giganti alti come una montagna.
Trascorsero secoli e nel frattempo la tribù si
moltiplicò e Paola morì.
Prima di morire lanciò lontano lago con cui aveva
cucito per tanti anni.
La tribù lo trovò e
.vide che lago era
diventato una montagna.
La chiamarono Gusela del Vescovà (= ago della tribù
dei Vescovà) .
Mattia
La
Gusela del Vescovà
Essa
si chiama Gusela del Vescovà e, vista dalla città, è alta
quanto un mignolo.
E su quelle montagne abitava un folletto che si chiamava
Mazarol che con la Fusela faceva : lo stendibiancheria, il
cannone, la navicella e altre tantissime cose.
Beatrice
GUSELA
E IL FANTASMA
Gusela era una ragazza molto vivace e socievole che viveva sola in una piccola casetta sulle Dolomiti. Il suo vero nome era Gisella, ma fin da piccola tutti la chiamavano Gusela, perché era magra e secca come un ago. Gusela era tanto annoiata e desiderava avere degli amici ma nessuno viveva vicino a lei; una notte però vide una cosa bianca nel buio che si avvicinava sempre di più, finché eccola vicinissima a lei. Faceva tanta paura, ma Gusela era incuriosita e così provò a parlarle, ma quellessere rispondeva solo: Grr,grr,grr. Gusela però si divertiva ad osservare questo essere bianco e strano, ma quando sorgeva il sole lo doveva salutare, perché lui scompariva.
Gusela una notte capì che quellessere era un fantasma che si divertiva a fare dispetti a tutti gli abitanti del bosco ed allora, sapendolo, tutte le notti Gusela si chiudeva in casa.
Passato un mese uscì a cercare il fantasma, pensando che dopo tanto tempo se ne fosse andato, ma lui colse di sorpresa Gusela e la trasformò in una montagna sottile come un ago. La trasformò così perché era cattivissimo e doveva fare sempre dispetti per poter continuare a vivere in montagna.
Gusela che era stata una ragazza carina, ora era diventata una montagna altrettanto carina ed era felicissima al pensiero che sarebbe stata per sempre ammirata da tutti.
Davanti alla felicità di Gusela, il fantasma, che non era riuscito a renderla infelice, dovette abbandonare per sempre le Dolomiti.
Francesco
LA
GUSELA
Questa
leggenda racconta come si è formata la Gusela e le montagne
circostanti.
Una
volta cera il mare e in questo mare cerano molti
cetacei, un giorno
un
enorme meteorite si schiantò nel mare e formò un cratere
gigantesco
che
fece tornare indietro lacqua.
Il
fondo del mare senza acqua era formato da una piccola catena
montuosa.
Passarono
molti anni e un terribile terremoto che si era formato sulla
terra
ferma
provocò degli incendi, uno zumani e la piccola catena montuosa
si
alzò,
e formò le montagne che fanno parte del Gruppo dello Schiara, ma
la
Gusela
non cera ancora.
Un
giorno il cielo divenne scuro, ci fu una pioggia di meteoriti
giganti,
tranne
una che era più piccola e che, invece di schiantarsi, atterrò
di colpo, si
piantò
nella roccia e non esplose ed è la roccia che formò la Gusela.
Chiara
LA
STORIA DELLA GUSELA
Cera
una volta una piccola montagna senza nome, cera chi la
chiamava Ago: sembrava un ago fino e gigantesco.
Un giorno passarono di lì tre anziane signore, che avevano dei
brutti e stropicciati vestiti, e con il fulmine di Giove la
montagna senza nome si trasformò in un ago e cucì quei vestiti
rotti.
Quellevento
così strano e raro, fece subito il giro della voce e tutti ne
parlavano meravigliati, tanto che la voce arrivò fino ai cortili
delle Chiese e tra i sacerdoti delle parrocchie vicine. Finché,
lo stesso Vescovo di Belluno, incuriosito da ciò che veniva
raccontato, decise di andare a vedere di persona cosa era
successo fra quelle montagne.
Dentro
a una carrozza e scortato dai suoi fedelissimi, il Vescovo
arrivò sul posto tanto rinomato. Appena arrivò ai piedi della
montagna senza nome, per miracolo la montagna gli parlò, e gli
disse con voce di tuono, che era stato Giove a darle il potere di
cucire, per mezzo dei lampi.
Così
il Vescovo, visto che la montagna parlante aveva compiuto quel
miracolo di cucire i vestiti a quelle povere donne, gli mise la
croce Santa sulla sua vetta più alta.
Da
quel giorno gli abitanti di quelle zone che vedevano la montagna,
iniziarono a chiamarla La Gusela del Vescovà
Alice
Z.
Gusela
del Vescovà
Cera
una volta una montagna che era triste, ma un giorno venne un orco
che si chiamava Gino e le chiese :Come ti
chiami? Non lo so rispose la montagna,
perché nessuno mi ha mai dato un nome.
Lorco
Gino le fece allora una serie di domande per scoprire il nome
più appropriato da darle.
Ti
piacciono i gufi? domandò lorco Gino.
Si
perché mi fanno molta compagnia rispose la montagna.
Ti
piace sentire il verso dei gufi? continuò lorco
Gino.
Sentirli
mi rende felice ribattè la montagna.
Quando
canti che nota intoni? proseguì lorco.
Quando
i Gufi Sento cantare il LA mi viene da intonare.
Lorco
Gino allora fece una bella risata e le disse che il suo nome
sarebbe stato GU come gufo, SE come sentire, LA come la nota e
quindi la battezzò GUSELA.
Barbara
La
Gusela del Vescovà
Cera
una volta un principe che abitava nella città di Belluno insieme
alla sua bella principessa.
Amava
molto andare a cavallo e spesso andava per prati e boschi che
erano nelle vicinanze della città, portando alla sua bella
principessa fiori e tutto quello che trovava di bello nelle sue
escursioni.
Un
giorno andò più lontano di sempre,salì fino al monte Serva
perché voleva portare qualcosa di speciale alla sua bella.
Salì
fino alle vette rocciose,ma scivolò e si scucì il bel mantello
azzurro.
Come
poteva ritornare dalla sua bella in quello stato? Pensa e ripensa
quando gli apparvero delle fatine che incominciarono a consolarlo
e tranquillizzarlo.
Non
avevano niente per cucire quel mantello.
Presero
un pezzettino di montagna, la lisciarono a lungo,fino a ottenere
un ago appuntito.
Cucirono
il mantello del principe che, felice, potè ritornare dalla sua
amata.
Dopo
aver terminato il lavoro, le fate rimisero quel pezzo di montagna
appuntita al suo posto.
Da
quel giorno il principe volle chiamarla in dialetto bellunese:
la Gusela del Vescovà.
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Belluno,
dicembre 2003