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P.G.S.
"DON BOSCO BELLUNO"
presenta
2007-2008


PRESENTAZIONE
A
luglio è nata l'idea di scegliere per l'anno 2007-2008 un tema che possa
servire a coinvolgere e a motivare gli atleti anche in quei periodi dell'anno
più difficili. Le avventure di due bambini, Esteban
di 11 anni e la sua amica Maya di nove, coinvolgeranno i ragazzi per l'intero anno.
Tutto comincia con la scoperta di una mappa del Tesoro, un pezzo per dire il
vero,….ma non si sa ancora come andrà a
finire. Si sa per certo che pirati e marinai si sveleranno a noi; si sa che
per la fine dell'anno la Mappa
del Tesoro sarà completa; si sa che scopriremo il tesoro che c'è in ognuno
(programma formativo); si sa che ci saranno danze avventurose, disegni da
colorare, regali da scoprire
Tutto è stato organizzato accuratamente perché la tensione della scoperta
resti alta durante l'anno. Non possiamo dirvi ogni cosa subito; un esempio è
la storia che prosegue passo a passo quando c'è un evento importante.
Le persone che dobbiamo ringraziare in modo particolare sono due:
Giulio che ha scritto la storia e Daniela che ha disegnato la mappa e i due
personaggi.
Ringraziamo poi già da ora tutte le persone che contribuiranno
durante l'anno alle nostre attività.
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Prima parte
Il tesoro in una soffitta.
Esteban era un ragazzino di undici
anni sveglio e pronto a dire la sua in qualsiasi circostanza, anche
in presenza degli adulti. Nessuna situazione gli faceva paura. O quasi!
Quella volta, in quella soffitta, infatti…Ma procediamo con ordine.
Dobbiamo mettergli al fianco l’inseparabile Maya, una bambina di nove
anni, dolce e timorosa, ma nello stesso tempo desiderosa di avventura.
Erano fatti l’uno per l’altro, erano una miscela esplosiva,
come dicevano sempre le loro mamme. In effetti la
paura di Maya era per Esteban un incitamento a
osare, e lo spirito di avventura di Esteban
entusiasmava nel profondo Maya, che quando diceva “no, questo non lo
possiamo fare!” in realtà voleva dire “ho una paura matta, ma
la voglia di fare questa nuova pazzia è ancora più grande”.
E la soffitta? C’è, c’è la soffitta: un po’ di pazienza e
ci arriviamo. Quel giorno Esteban e Maya decisero
di correre il rischio di andare a trovare uno strano parente di nome
Singulto. Già il nome rende l’idea di una persona mozzafiato. Ed era in effetti così. Quello che impauriva chi si avvicinava
a Singulto e passava un po’ di tempo con lui era il suo silenzio: era
capace di non dire una parola per ore e ore, e nello stesso tempo di fare
certe facce! Esteban e Maya se le ricordavano
bene, anche se erano passati almeno cinque anni dalla loro ultima visita.
Davanti al loro desiderio di tornare lì, e di visitare finalmente quella
soffitta (cinque anni prima non avevano avuto il permesso di salire lì), i
genitori a un certo punto avevano ceduto. Sapevano, del resto, che Singulto
era un come cane che ringhia sottovoce, ma non morde. Gli adulti! Loro
credono tante cose, e si sentono tanto sicuri nelle loro opinioni.
Invece…
Da lontano la casa di Singulto, quasi del tutto nascosta dal bosco e
da un’alta staccionata, appariva tetra e priva di vita. Esteban e Maya, appena la videro, dovettero di corsa
andare dietro alcune piante a fare la pipì. Che emozione! Avvicinatisi al
recinto, i due amici scoprirono però che vicino alla casa c’erano
aiuole di fiori, e ben curati, anche. Che Singulto non fosse una persona
così strana e selvatica? Esteban tirò una fune
collegata a un campanaccio da mucche, e le sue pupille un poco dilatate
incontrarono quelle ancora più dilatate di Maya: ormai era cosa fatta,
l’incontro sarebbe avvenuto!
Singulto li guardò dall’alto del suo metro e novanta e dei suoi
settant’anni suonati. I suoi occhi grandi e fermi sembravano farsi
largo in una boscaglia di capelli, barba e baffi. Non disse una prola, naturalmente, ma con un largo gesto spalancò la
porta. Esteban e Maya interpretarono quel gesto
come un invito, e si rannicchiarono nella panca vicina al caminetto. Lui
intanto andò al fornello. Seguirono alcuni minuti di silenzio imbarazzante,
quasi soffocante. Poi arrivò il thè, e un vassoio
di biscotti. Singulto li lasciò soli a rifocillarsi. E ne avevano bisogno!
Quasi imitanto Singulto, se ne stettero in
silenzio anche loro due, per un po’. Poi Esteban
disse: “Chissà se ci lascerà visitare la soffitta!”. Ma
Singulto in quel momento li ascoltava. Non disse nulla, indicò una
direzione e offrì una grossa chiave di ferro lavorata a mano. Titubante ma
determinato, Esteban la prese e con sguardo
riconoscente i due amici si cacciarono in fondo a un corridoio semibuio,
dove saliva una scala.
Quella soffitta! Quante volte ci avevano pensato! Erano passate per la loro
mente un sacco di ipotesi sul contenuto misterioso di quel locale ampio e
pieno di roba, sotto il tetto, appena illuminato da un lucernario coi vetri
molto unti e sporchi. Perché tanta voglia di cercare? Perché
quell’entusiasmo che li aveva presi da
tempo? Ma tutti noi uomini siamo fatti così? Siamo davvero tutti cercatori?
Un poco cercatori lo siamo tutti, credo, ma non come Esteban
e Maya, credetemi! Eccoli lì nella soffitta, trattenendo il respiro, la
mano a toccare qua e là, pronti a scoprire, a restare meravigliati, a
soffocare per l’emozione.
Esteban propose a Maya di andare in cerca dei
contenitori più vecchi, delle valigie o dei bauli più segnati dal tempo.
Anche in lui era forte la convinzione comune che quello che viene dal
passato è bello e suggestivo, un messaggio coinvolgente da decifrare. Maya
scoprì un baule molto sporco e incrostato, pieno di placche metalliche e di
borchie di ferro. Misero insieme le loro piccole mani e sollevarono il
coperchio. Impossibile. Esteban prese allora un
piccone mezzo arrugginito. E questa volta il baule potè
offrire il suo contenuto. Trattenendo il respiro, le mani dei ragazzini
andarono qua e là, frugando. Finchè sentirono al
tatto una pergamena. Sììì, era proprio, per
quanto si potesse intravedere in quella poca luce, una mappa del Tesoro!!
…...il seguito ti attende alla Festa
di inizio anno di Ottobre!
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Seconda
parte
Festa d'Inizio Anno
27 ottobre
2007 ore 16.00

Esteban e Maya hanno trovato
in un baule di una soffitta un pezzo di mappa del tesoro….
…ed ecco che come per magia si ritrovano in uno scenario completamente
diverso: io avrei timore!!!!
E tu?
Stampa e colora i due personaggi della storia fai clik qui
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L'ora è
scoccata (l'ora della seconda parte della storia!!!):
ecco cosa è accaduto ad Esteban e Maya.
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Scovato un brandello di mappa Estaban (impersonato da Jessica) e Maya (impersonata da
Elisa) svengono e si ritrovano in un mondo tutto da scoprire: ecco i
marinai, allegri e festaioli che li coinvolgono nelle loro danze e nella
pulizia della nave….ma ci sono-aiuto!- anche i minacciosi pirati: da
che parte stare? Maya decide di stare con
i marinai, Esteban con i pirati. La lotta è
spietata, le lame sono affilate. Ma ecco che all'improvviso….UNA
BOMBA!!!
Tutto si fa silenzio
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La Festa è continuata con il GIOCO dei pirati e
marinai, fatto assieme ai genitori, e con la merenda: che buone torte
c'erano!
Ogni bambino ha
inventato un nome da pirata o marinaio: ecco i nomi più originali: Clai, Mozzo Spillo, Grigno,
Gamba di Legno, Gino, Capitano Achab, Veriny, Morgan, Silver, Eternety,
Calfo, Jak Sparro, Forte Vascello, Yvoge, Lopuny….alcuni sono inglesi!!!
E TU SEI PIRATA O
MARINAIO?

ESIBIZIONE DI ATLETI ESPERTI
TERZA PARTE
Esteban e Maya e il racconto della vecchia saggia.
La bomba aveva steso a
terra tutti, in un sonno profondo. Il risveglio di Esteban
e Maya fu lento e faticoso. Per un pezzo girarono qua e là come sonnambuli.
Non sapevano dove dovevano andare, quale strada prendere e perché. Ma a un
certo punto quella specie di tempesta mentale svanì, e i due ragazzini
cominciarono a ragionare. Maya propose a Esteban di
andare dalla vecchia saggia: per fare il punto della situazione!
La vecchia saggia era una donna di piccole dimensioni, ma molto grande nel
cuore e nella mente. Si diceva che da giovane avesse fatto la nutrice di un
principe. Certo era un tipo in gamba. Ti capiva al volo, appena le comparivi
davanti. Intuiva i tuoi problemi, senza bisogno che tu facessi molti
discorsi. Era come se avesse vissuto tante vite, e avesse fatto esperienza di
tutto.
Esteban strada facendo pensava a voce alta. Non
interrogava esplicitamente Maya, ma sapeva di essere ascoltato. Gli facevano
problema quelle vicende di mercanti, navi e pirati. Come mai gli uomini hanno
tanta voglia di guadagnare? E come mai se non riescono a guadagnare
lavorando, allora rubano quello che gli altri hanno accumulato? Un bel
grattacapo, il comportamento umano!
Maya non diceva niente. E lui andava avanti con i suoi pensieri, a voce alta.
“Se tutti non pensano ad altro che a comprare e
vendere, rubare e imbrogliare, allora che ci stiamo a fare, qui sulla terra?
E’ una vita, questa?”. Ma la vecchia
saggia – almeno lei - non aveva la smania di guadagnare, e non ne
voleva certo sapere di rapine e assalti. Forse lei avrebbe tolto un po’
di nebbia al suo cervello di ragazzino pensoso.
Li accarezzò con lo sguardo, appena le apparvero sulla porta della sua casa a
un solo piano. Con tenerezza di nonna li fece sedere nel suo salottino semplice semplice. Da una
piccola credenza uscirono i biscotti fatti da lei, e dai suoi occhi partì un
invito a parlare che raggiunse subito il cuore di Maya e Esteban.
Maya cominciò a riferire i pensieri e gli interrogativi di Esteban. Anche lei era preoccupata per il comportamento
dei grandi, per quello che fanno spesso gli uomini, abbagliati dal luccichio
delle monete.
Allora la vecchia saggia promise un racconto importante, che avrebbe chiarito
le cose. “C’era una volta un pescatore che
spesso andava a pescare con la sua barca. E portava poi i pesci a
casa, per la moglie e i suoi tanti figli. Un giorno di ritorno dalla pesca,
nel tratto di fiume un po’ nascosto dai rami lunghi e fitti degli
alberi cresciuti sulle rive, trovò un tronco di traverso, e dovette fermarsi.
Subito uscirono dalla vegetazione alcuni uomini mascherati, con bastoni e
coltelli. Cercò di non farsi rubare il pesce appena pescato. Ma fu bastonato a sangue, e i malandrini si portarono via tutto,
lasciandolo mezzo morto”. Maya e Esteban
immaginavano con dolore e rabbia la scena. “E dopo?”, chiedevano.
“Andate avanti voi”, disse la vecchia. Esteban
prontamente aggiunse che proprio in quel momento passava di là una barca di
soldati messi dal re a guardia del fiume, e subito i ladri violenti furono
presi e legati agli alberi, per essere frustati. Maya era titubante, ma poi
pensò a quel papà derubato e picchiato, e ai suoi bambini, e disse che certo
una bella frustata se l’erano meritata.
“No, è solo accaduto che un contadino che lavorava un campo non lontano
da lì, sentiti gli urli e i lamenti del povero pescatore, si
è avvicinato, lo ha consolato e pulito alla meglio, e portato nella
sua casupola. Lì ha cercato di medicarlo, e di rifocillarlo con un po’
di brodo e di pane. Capite?”. “Questo
finale è migliore del nostro”, disse Esteban.
“Quel pescatore ha capito che c’è la possibilità di essere
generosi”, disse Maya. “I soldati si sono occupati dei ladri, il
contadino invece è stato vicino a lui che soffriva”, aggiunse Esteban. “E’ proprio questo che conta”,
disse la vecchia saggia, accarezzandoli ancora col suo sguardo luminoso.
TROFEO PRIMAVERA

a Murano (Ve) 26
aprile 2006
QUARTA PARTE
Esteban E Maya Incontrano Peter Pan
Un
giorno Peter Pan si mise in testa di andare lontano dall’Isola-che-non-c’è, per
vedere quel tratto di mondo che è a sud-ovest, dove – aveva sentito
dire – esiste una terra stranissima e bellissima, abitata da uomini
molto piccoli e bestie molto grandi. “Come fanno a sopravvivere uomini
piccoli in mezzo a bestie grandi?”, si chiedeva Peter, e davvero non
riusciva a darsi una spiegazione. Occorreva andarci, per capirlo. Su le vele,
allora, si parte! Ed ecco la nave del capitan Peter solcare veloce e
silenziosa le acque dell’oceano, verso la misteriosa terra.
Guarda caso, anche Esteban e Maya erano da quelle
parti, insomma non erano troppo lontani dalla terra misteriosa. La loro nave
era diretta alla Baia dei Caimani, a dire il vero, ma per arrivarci dovevano
per forza passare molto vicini proprio alle foreste dove uomini molto piccoli
affrontavano bestie molto grandi.
Finirono per incontrarsi in una insenatura, detta
“Del rifugio”, dove le navi che andavano a sud-ovest facevano
tappa per rifornirsi di acqua e di cibo. Le cose andarono così: Peter Pan
dava ordini ai suoi marinai impegnati nella raccolta dei viveri gridando a
gran voce, e finì per rivolgere qualche imprecazione anche a Esteban e Maya che passavano di lì e da lontano potevano
essere confusi con i marinai talvolta pigri di Peter. “Ma chi le
l’ha data, la patente di schiavista!?”,
replicò Maya contrariata e irritata, mentre Esteban
osservava incuriosito quel bambino che sembrava giocare a fare il padrone, e
dava ordini di qua e di là.
Peter Pan fu colpito dalla fierezza dell’energica ragazzina, e si sentì
in dovere di avvicinarsi e porgere le sue scuse. Così si avviò la
conversazione, destinata a durare a lungo per la simpatia che subito si
accese fra i tre. Quante cose avevano da raccontarsi! E cose incredibili, ma
non per loro. Se avessero raccontato le loro vicende assolutamente fuori dal
comune a ragazzi sempre vissuti in tranquille famiglie, nessuno avrebbe preso
sul serio le loro storie. Ma le incredibili vicende che Esteban
e Maya avevano vissuto li induceva a credere alle straordinarie avventure di
Peter Pan, e viceversa! Gli “Ohhh!” e i
“Pazzesco!” e i “Ma no, e tu allora?” o i “Mamma mia” di Esteban
e Maya accompagnavano le parole di Peter Pan, che scorrevano dolci e
suggestive come i grandi fiumi delle foreste. Ma quando ad un certo Peter Pan
raccontò di bambini e bambine che non volevano crescere, sulle labbra di Esteban e Maya scese un silenzio pensoso. “Bambini
che non vogliono crescere – pensavano nella loro mente – quale
strana storia è mai questa? Perché
i bambini non dovrebbero crescere?”. Peter Pan si accorse del
silenzio preoccupato di Esteban e Maya, e fermò il
suo racconto, per avere spiegazione. Esteban
dichiarò la sua meraviglia per quel desiderio di non crescere. “Vedi – rispose Peter Pan – può capitare che
l’infanzia sia vissuta come un periodo magico della propria vita: tutti
ti vogliono bene e tu vuoi bene a tutti, puoi giocare tanto, e scherzare e
ridere, e non ci sono quei musi lunghi, e quelle brutte diffidenze degli
adulti. Allora è logico che si abbia paura del momento in cui si
entrerà nel brutto mondo degli adulti! Anch’io non
vorrei separarmi dall’infanzia, e proprio per questo”. Esteban si grattò la testa, di fronte a questa
dichiarazione. E fu Maya, quasi commossa, a suggerire a
Peter Pan questo pensiero: “Caro Peter, certo che l’infanzia è un
incanto! Ma non per tutti, purtroppo. Il mondo da molte parti è
cattivo, e lì i bambini non sono felici. Allora dobbiamo darci da fare,
perché il mondo sia migliore. E sono gli adulti che possono
cambiarlo, il mondo; siamo noi che potremo cambiarlo, quando saremo cresciuti
e diventeremo capaci di fare tante cose”. “E di assumerci
degli impegni - aggiunse Esteban – ognuno di
noi un impegno deve prenderselo, e mantenerlo, anche!”. Peter Pan
cominciava ad accettare quel discorso nuovo, ma esitava, incerto. “E
poi, se nessun bambino diventa adulto – esclamò Maya - mi dite come fanno a nascere nuovi bambini?”.
Risero tutti e tre divertiti, e non la finivano più di scherzare fra loro,
ripetendo un sacco di volte le stesse parole e le stesse battute, contenti della loro nuova amicizia.
TI ASPETTIAMO
DOMENICA 1° GIUGNO alle ore 17.00
presso la Palestra dell’Istituto
Salesiano “Agosti”
Per lo SPETTACOLO
“ESTEBAN E MAYA E L’ISOLA DEL TESORO”
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