Belluno, 6 aprile 2005

 

Alcuni pareri sull’olio di colza nei motori Diesel

(a cura di Cornelio Bugna)

 

Vedi anche:   Famiglia cristiana 14/2005 p. 12

CORRIERE DELLA SERA 

CORRIERE DELLA SERA 

Repubblica (16 marzo 2005)

Corriere delle Alpi  martedì 12 aprile 2005 p.1

 

1. BIODIESEL DALL'OLIO COLZA

Diesel e olio di colza. Dopo il servizio del TG3 del 12 marzo 2005 sull'utilizzo dell'olio di colza vegetale come sostituto del gasolio per le automobili diesel è seguito quello del TG2 del 13 marzo 2005 (edizione 13:00). Si conferma anche in questo servizio l'utilizzo dell'olio di colza, acquistabile presso qualsiasi supermercato, come sostituto del gasolio. Da quanto si apprende dal servizio del TG2 alcuni consumatori riuscirebbero persino a fabbricarselo in casa. Si precisa però che l'utilizzo dell'olio di colza come carburante evade il fisco italiano e le accise previste per il pagamento di ogni carburante (vedi storia delle accise).

L'olio di colza costa la metà del gasolio, circa 65 centesimi al litro, inquina il 98% in meno, è un prodotto agricolo ma evidentemente resta indigesto a qualcuno. La normativa prevede il suo utilizzo miscelato entro il tetto del 5% con il gasolio tradizionale, derivato dal petrolio.

Dalla stessa Europa arriva paradossalmente la normativa che oggi impone il blocco del traffico nelle città inquinate dalle polveri sottili proprio a causa dell'inquinamento atmosferico causato dalle fonti fossili derivate dal petrolio. Blocco del traffico, euro3, euro4 ecc. avrebbero dunque una risposta immediata con il biodiesel. Un articolo de La Repubblica del 13 marzo 2005 (pagina 19) ribadisce:

"Il biodiesel è olio di colza, già pronto per lavorare con qualsiasi motore, mentre con l'olio di colza del supermercato ci vuole qualche cautela (...) Il fumo sarà in compenso meno inquinante di quello del gasolio. Prestazioni e consumi sono identici" (La Repubblica 13/3/2005).

E' veramente strano leggere queste notizie dopo aver seguito a lungo il fiume di parole di esperti e politici sul problema dell'eccessiva dipendenza europea e italiana dal petrolio mediorientale.

La conclusione logica a cui arriviamo è quindi ben precisa: il biodiesel esiste, viene prodotto dalle attività agricole nazionali, costa meno, funziona come carburante senza dover modificare i motori diesel di ultima generazione ma... è tassato in modo tale da renderlo non competitivo. Non si tratta pertanto di sussidiare la produzione di biodiesel ma soltanto di "non" ostacolare con imposte proibitive la sua diffusione.

Si potrebbe pensare che la produzione di biodiesel non sia in grado di soddisfare l'intera domanda. Per trovare la risposta è sufficiente leggere la recente proposta della Coldiretti: "Con la coltivazione di 350.000 ettari di colza e girasole, in grado di produrre 0,85 tonnellate/ettaro di biodiesel puro è possibile ottenere 300.000 tonnellate di biodiesel che, integrate nel carburante al 5%, assicurano - precisa la Coldiretti - ad oltre 3 milioni di auto, in Italia, l'autonomia per un intero anno (20.000 km)." (fonte Coldiretti.it)

Inutile nasconderlo. Restiamo sempre più perplessi e interdetti man mano che approfondiamo le notizie sul biodiesel e sull'olio di colza. Questo pazzo, pazzo mondo...

Per saperne di più.
La storia dell'olio di colza
Rai.it (Tg3 nazionale ore 19:00 - 12/03/2005)
Rai.it (Tg2 nazionale ore 13:00 - 13/03/2005)
Progettomeg.it
Laleva.cc
Ecoage - 13 marzo 2005

 

2. QUALCHE ESPERIENZA

autoremaggiolone77

data:   22/12/2004 13:27:23

signori, io vado a colza: ecologia al primo posto e costi irrisori. rendimento superiore e alto potere di lubrificazione.

l'olio di colza (quindi olio vegetale) all'ingrosso costa 20 centesimi di euro. in un pieno da 60 litri, io uso 30 litri di olio di colza e 30 di gasolio normale. il rendimento del motore migliora (poiché nella colza c'è anche ossigeno e il livello di cetanolo è superiore a quello del gasolio tradizionale) e anche i consumi.

nessun problema per il motore, che anzi ringrazia, assieme agli iniettori che rimangono costantemente puliti, i livelli di emissioni nocive allo scarico sono vicini allo zero.

Quindi questa è una alternativa percorribile già da adesso.

Ogni pieno risparmio 24 euro. e la natura ringrazia.

Vedi http://www.quattroruote.it/auto/club/forum/read.cfm?forum=196&id=913378&thread=197915&data=22_12_2004_13_27_23

 

 

3. Parliamo dell'olio di colza come combustibile alternativo o integrativo al gasolio

Primo Mastrantoni, segretario Aduc 

Roma, 17 Marzo 2005.

Puo' essere usato puro o miscelato per i motori diesel di ultima concezione, puo' essere utilizzato puro con i vecchi diesel previa modifica del motore (guarnizioni, manicotti e circuito di iniezione), può essere impiegato miscelato con il gasolio al 30-40% su tutti i diesel.

Parliamo dell'olio di colza come combustibile alternativo o integrativo al gasolio per autotrazione. L'attenzione particolare e' dovuta al costo: l'olio di colza costa circa la meta' del gasolio: 0,65 euro a fronte di 1,07 euro al litro. Il motivo? Semplice, sull'olio di colza per uso alimentare non ci sono 0,41 euro di accisa (imposta di fabbricazione) prevista per il gasolio. Per chi compie molti chilometri in un anno, ed e' il caso in genere di chi possiede una auto con motore diesel, risparmiare 0,41 euro (794 lire) al litro costituisce un notevole risparmio che rende interessante entrare in un negozio e comperare intere confezioni di olio vegetale. Aggiungiamo che l'utilizzo dell'olio in questione diminuisce sostanzialmente l'emissione di sostanze inquinanti. C'e' un problema, pero': l'evasione fiscale. Non pagando l'accisa si diventa evasori. E' un quesito da sottoporre ai competenti ministri, ai quali rinnoviamo l'invito a modificare la tassazione dei carburanti. Il gasolio alla pompa costa 1,07 euro, del quale 0,41 sono di accisa e 0,17 di iva per un totale di 0,58 euro. Se le tasse sono elevate il contribuente si difende con l'evasione: e' un processo consolidato in pratiche secolari.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

 

 

4. Risposta

Data: 20 Marzo 2005

C'e' un problema, pero': l'evasione fiscale. Non pagando

l'ACCISA si diventa evasori.

Questa cosa non la capisco. Le tasse sono sul gasolio: se non

uso il gasolio non pago le tasse sul gasolio. Dove sarebbe

l'evasione?

Ci sono le tasse anche sul gasolio da riscaldamento ma se decidessi

di metterci dentro legna nessuno mi verrebbe a dire che evado il fisco perché non pago le tasse sul gasolio. E certo che non le pago, non lo uso!

Saluti,

Lobster

Lo trovi In http://www.aduc.it/dyn/dilatua/dila_mostra.php?id=109279&L1=10

 

 

Altra voce piuttosto “allineata”

 

Salvatore Loiacono

5. L'olio di colza

L'olio di colza è un olio vegetale, ottenuto mediante la spremitura dei semi di colza, una pianta annuale dai fiori gialli, alta molto meno di un girasole. In passato era utilizzato dall’industria chimica come base per i saponi e attualmente è sfruttato ai fini alimentari. In Italia, a causa del nostro palato esigente, l’uso di olio di colza nel settore alimentare e limitato all’industria e alla grande ristorazione. L’acquisto al dettaglio è quasi inesistente: provate a cercarlo negli scaffali degli ipermercati, forse lo troverete, ma solo dopo aver tribolato un bel po’.

Il maggior vantaggio dell’olio di colza, rispetto al classico olio di oliva, consiste nel prezzo bassissimo, circa 65 cent. al litro. Il freno alla diffusione al dettaglio, invece, risiede essenzialmente nel sapore poco gradevole.

 

Il biodiesel, è un combustibile vero e proprio ottenuto con un vero e proprio processo di raffinazione. L’olio vegetale, nella produzione del biodiesel, fa le veci del petrolio e vien fatto reagire con metanolo in una reazione chimica chiamata transesterificazione.

Nella transesterificazione una molecola di acido grasso (trigliceride) reagisce con tre molecole di metanolo, producendo una molecola di glicerolo (che è utilizzato dall’industria cosmetica) e tre “esteri metilici degli acidi grassi”, ovvero, il nostro biodiesel. Il processo è necessario per ridurre la viscosità dell’olio vegetale a un decimo rispetto al prodotto grezzo avvicinandola, quindi, a quella tipica del gasolio e, non ultimo, ad aumentarne il numero di cetano di circa quindici grandezze, portando anche questo a livelli accettabili per la combustione in motori a ciclo diesel veloci.

Volendo essere un po' più precisi, però, i due combustibili differiscono per più di un particolare: il biodiesel è più viscoso del gasolio (circa 5 cSt contro 2,6), meno stabile all’ossidazione e ha punti di intorbidimento e scorrimento - determinano il comportamento del carburante al variare della temperatura ambientale - decisamente meno favorevoli.

 

Il vantaggio ecologico dell’utilizzo di biodiesel consiste nelle emissioni di anidride carbonica, che praticamente si annullano visto che, tra raffinazione e combustione, viene immessa nell’atmosfera pressapoco la stessa quantità di CO2 sottratta dalle piante usate per la produzione, durante il loro ciclo vitale.

Non c’è dubbio che, come tutti i carburanti alternativi, fatica ad imporsi a causa del peso di determinate “lobby”, ma dobbiamo riconoscere che ipotizzando una produzione di massa su scala mondiale, ci vorrebbero enormi, gigantesche, superfici coltivate a colza o girasole, con evidenti difficoltà connesse: ad esempio, bisognerebbe riorganizzare il settore agricolo su scala globale.

Attualmente, il costo industriale del biodiesel, vista anche la ridottissima produzione, è circa il doppio di quello del gasolio. In alcuni Stati della UE, è commercializzato miscelato in minime quantità al gasolio tradizionale, cosa che nel nostro Paese avverrà entro il 2010.

 

L’utilizzo del biodiesel per autotrazione puro, che deve adempiere a ben determinate specifice UNI e DIN, in assenza di modifiche meccaniche, è sconsigliato dalla maggior parte dei costruttori. Gli unici a consentirne l’utilizzo sono la Volkswagen, ma non per i motori importati in Italia, e la Iveco, limitatamente a miscele con massimo il 30% di biodiesel solo per propulsori non alimentati con sistema common-rail. Alla base ci sono motivazioni strutturali: il biodiesel, seppur ben digerito dai propulsori, intacca i polimeri costituenti i materiali utilizzati per tubazioni e guarnizioni, con evidenti danni all’impianto di alimentazione. Allo stesso modo, se utilizzato su auto non predisposte potrebbero sorgere problemi di non poco conto alla pompa di iniezione, visto che già da qualche tempo le pompe sono lubrificate dal combustibile stesso e richiedono, quindi, che quest’ultimo abbia le medesime caratteristiche chimiche del gasolio, caratteristiche che il biodisel, come abbiamo visto, non possiede.

Sotto l’aspetto tecnico, infatti, va riconosciuto che il vero tallone d’Achille dei moderni turbodiesel, risiede proprio nell’impianto di alimentazione che lavora a pressioni elevatissime, con tolleranze tra le parti in movimento di pompa ed iniettori, veramente microscopiche. È per questo che la presenza di umidità nel filtro, ad esempio, che una volta era solo un fastidio che diventava pericoloso solo se trascurato, si è trasformato in un autentico “incubo”.

 

Il fatto che un motore a gasolio sia in grado di bruciare olio di colza, non fa di quest’ultimo un combustibile adatto all’autotrazione. Altrimenti, per assurdo, potremmo anche fare il pieno di olio girasole, olio di semi vari e addirittura olio di scarto da frittura.

Ragionando in questi termini, dobbiamo ricordarci che per “fare” del biodiesel, non è sufficiente crearsi in casa una miscela di olio di semi e metanolo al 10%. In questo modo si crea soltanto un intruglio che fa più danni che altro. E, giusto per tornare in argomento, ricordiamo anche che l’olio vegetale ha una viscosità decine di volte superiore a quella del gasolio e che i nostri bei “superdiesel” son tanto vulnerabili da questo punto di vista.

Questi assunti sono ineluttabili. E qualcuno se ne è accorto sulla propria pelle. L’olio di colza, infatti, brucia, è vero, ma è anche tanto, troppo viscoso. Se infilato nel serbatoio di qualche vecchia Mercedes 300d degli anni Settanta non crea problemi, nel motore di qualche nuova CDI ne mette subito fuori uso l’alimentazione. C’è chi giura di riuscire a camminarci e di non avere complicazioni (“solo una puzza di fritto allo scarico”), ma, dando per scontata la veridicità delle dichiarazioni, è meglio che non dorma sugli allori...

Salvatore Loiacono

Vedi in  http://www.omniauto.it/a884.html

 

 

6. Una completa e competente sintesi sull’uso dell’olio di colza e sul BIODIESEL la trovi anche nella pagina web: http://www.ilfarodellamente.it/TRASPORTI/Che%20cosa%20%C3%A8%20il%20biodiesel.htm

 

7. Altra Sintesi sul Biodiesel: in: http://www.amicidellaterra.org/DOCUMENTI/biodiesel.HTML

 

8. NOVITA’: OLIO DI NOCE DI JATROPHA del Nicaragua per il Biodiesel

Lasciate perdere l'olio di colza e pensate a qualcosa di veramente serio; la Jatropha. Una pianta eccezionale; vive in terreni aridi e inospitali; blocca la desertificazione; produce un olio combustibile ad un prezzo eccezionale (per avere un'idea siamo a circa la metà dell'olio di colza; darà lavoro a centinaia di migliaia di persone che oggi stentano a sopravvivere; inquina pochissimo; vive 50 anni e dà i frutti già dal primo anno.

Ma cosa volete di più.  www.d1plc.com

In: http://www.combustibile.it/cgi-bin/UltraBoard/UltraBoard.cgi?action=Read&BID=1&TID=278&SID=

 

09. Impianti di Biodiesel da Jatropha: la 'D1 Oil', (www.d1plc.com) In: http://www.excite.it/news/estero/53633

 

 

10. ACCISA SUI CARBURANTI:

DECRETO LEGISLATIVO 26 ottobre 1995, n. 504

Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative.

GU n. 48 del 29-11-1995 - Suppl. Ordinario

(omissis)

Capo II - Oli minerali

Articolo 21 (Artt. 1 e 17 D.L. n. 331/1993 - Art. 11 D.L. n. 688/1982)

Prodotti sottoposti ad accisa

(Omissis)

 

5. Oltre ai prodotti elencati nel comma 2 è tassato come carburante qualsiasi altro prodotto destinato ad essere utilizzato, messo in vendita o utilizzato come carburante o come additivo ovvero per accrescere il volume finale dei carburanti. I prodotti di cui al presente comma possono essere sottoposti a vigilanza fiscale, anche quando non destinati ad usi soggetti ad accisa. È tassato, inoltre, con l'aliquota d'imposta prevista per l'olio minerale equivalente, qualsiasi altro idrocarburo, da solo o in miscela con altre sostanze, destinato ad essere utilizzato, messo in vendita o utilizzato come combustibile per il riscaldamento, ad eccezione del carbone, della lignite, della torba o di qualsiasi altro idrocarburo solido simile o del gas naturale. Per gli idrocarburi ottenuti dalla depurazione e dal trattamento delle miscele e dei residui oleosi di ricupero destinati ad essere utilizzati come combustibili si applica l'aliquota prevista per gli oli combustibili densi. 6. Le disposizioni del comma 2 si applicano anche al prodotto denominato «biodiesel», ottenuto dalla esterificazione di oli vegetali e loro derivati, usato come carburante, come combustile, come additivo ovvero per accrescere il volume finale dei carburanti e dei combustibili. È esentato dall'accisa il «biodiesel» ottenuto nell'ambito di progetti-pilota tendenti a promuoverne l'impiego sperimentale e favorirne lo sviluppo tecnologico, fino a un quantitativo massimo annuo di 125.000 tonnellate. Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato e con il Ministro per le politiche agricole, sono determinati i tempi di applicazione dei progettipilota, nonché i requisiti degli operatori, le caratteristiche tecniche degli impianti di produzione, nazionali ed esteri, le caratteristiche fiscali del prodotto con i relativi metodi di prova ed i criteri di assegnazione dei quantitativi esenti agli operatori. Per il trattamento fiscale del «biodiesel» destinato al riscaldamento valgono, in quanto applicabili, le disposizioni dell'art. 61 (11/a). 7. Le aliquote a volume si applicano con riferimento alla temperatura di 15° Celsius ed alla pressione normale.

 

 

EOLICO

Un cono di pochi metri invece dei piloni: ecco l'eolica senza pale

Post n°177 pubblicato il 04 Agosto 2009 da issi85

PRESENTATO A FIRENZE, sperimentazione quasi terminata
Un cono di pochi metri invece
dei piloni: ecco l'eolico senza pale
Una alternativa ai contestati aerogeneratori: test in Italia. «Sarà anche più efficiente»

È un prototipo, ancora per pochissimo però, perché la fase sperimentale è quasi conclusa. Secondo gli esperti, «Tornado», primo esempio di «eolico senza pale», entro pochi mesi potrà essere installato, funzionare perfettamente anche in zone dove il vento è debole (anche 2 metri al secondo) e diventare un'alternativa ai contestati aerogeneratori, le grandi pale cattura energia dal vento che stanno provocando reazioni contrapposte tra ambientalisti, paesaggisti e imprenditori. Un comune toscano, Volterra, ha addirittura proibito la loro installazione per non deturpare il paesaggio del borgo.

TRE METRI DI ALTEZZA - «Tornado Like», progettato da un gruppo di ingegneri russi e ingegnerizzato dalla «Western co», società di San Benedetto del Tronto specializzata nelle tecnologie rinnovabili, è stato presentato a Firenze durante «Lavori verdi», summit sull'energia alternativa voluto dal leader dei Verdi toscani Fabio Roggiolani e al quale hanno partecipato esperti da tutta Europa. La macchina, che ricorda un cono, ha il vantaggio di non avere le pale e dunque di poter essere mimetizzata molto meglio nell’ambiente. Un aerogeneratore raggiunge in media i venti, trenta metri, «Tornado» non supera i due tre metri e in futuro sarà ancor più miniaturizzato. «Funziona ovunque anche dove non c'è troppo vento – spiega Roggiolani – perché è in grado di accelerare l’aria e di creare un effetto tornado ottimo per muovere le turbine e produrre energia». La resa energetica è superiore a quella di un normale aerogeneratore e il costo inferiore al 30%. Come funziona? «L'aria penetra dalla base del cono – risponde Giovanni Cimini, presidente della Western co – e dentro la macchina il flusso viene trasformato in un vortice fino a quando, potentissimo, raggiunge la sommità del dispositivo dove si trovano le turbine per generare l'energia elettrica».

PRIME MACCHINE DAL 2010 - I test saranno effettuati da un consorzio di aziende hi-tech toscane e marchigiane in collaborazione con l'Università delle Marche e il Cnr di Firenze. Un primo impianto sarà installato nel Parco dei Monti Sibillini. Poi si passerà alla produzione. «Contiamo di costruire le prime macchine dopo il primo semestre 2010», annuncia Cimini.

 

Ma le meraviglie tecnologiche verdi non finiscono qui.

Sempre al summit di Firenze sono stati presentati sistemi per catturare energia dall'ambiente senza inquinare. Come la piattaforma meccanica e chimica, messa a punto dall’ingegner Alessio Cianchi (Officine Berti), capace di sfruttare la cavitazione e la luminescenza dell'acquae trasformarla in energia.

E ancora le «nuove molecole fotovoltaiche» presentate dal Laboratorio europeo di spettrofotometria non lineare dell’Università di Firenze in grado, in un futuro molto prossimo, di centuplicare la potenza di un pannello fotovoltaico.
Quasi fantascientifica la ricerca del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa. I professori Paolo Fulignati e Alessandro Sbrana hanno presentato alcuni impianti «a ciclo binario» capaci di trasformare il calore del sottosuolo in energia elettrica senza estrarre alcun fluido dalla falda.

Marco Gasperetti
mgasperetti@corriere.it
20 luglio 2009 (ultima modifica: 22 luglio 2009)

 

E’ poco più grande di un comignolo, il generatore eolico a vortice 'Tornado like', che sarà sperimentato per la prima volta in Italia nel parco nazionale dei Monti Sibillini. Alto sei metri e largo tre, per una potenza di circa 8 kilowatt sufficienti per i consumi di due famiglie, è stato presentato in anteprima nella sede del parco, che si presterà a fare da 'cavia' per la sperimentazione.

In sostanza il funzionamento è semplicissimo nel senso che l’aria penetra dalla base del cono ed è proprio qui che il flusso d’aria entrante viene trasformato poi in un vortice che finisce per raggiungere la parte alta del dispositivo in cui trovano le turbine per generare l’energia elettrica. I test vanno già avanti dallo scorso anno e a breve si dovrebbe passare finalmente alla produzione.

Altro particolare importante da sottolineare è il fatto che il prezzo di Tornado Like dovrebbe essere inferiore addirittura del 30% rispetto alle macchine tradizionali. Futuro dietro l’angolo o semplicemente uno dei tanti nuovi campi di applicazione destinati a finire nel dimenticatoio?