BACHECA EXALLIEVI

La Bacheca degli exallievi, vuole esser uno spazio aperto in cui gli exallievi di Don Bosco del Convitto, Exallievi/e della Scuola media "Agosti" o dell'antico Sperti si incontrano pubblicando le loro esperienze, comunicazioni, impressioni, nostalgie...
Insomma una bacheca aperta in cui tu scrivi a tutti e tutti ti possono leggere e rispondere.
L'idea è nata dopo la lettera di un exconvittore... che perciò prende il numero 1.

ATTENZIONE!!!

E' STATA APERTA, da un ex-convittore, UNA EMAIL DI GRUPPO PER GLI EX-CONVITTORI: agostibelluno@yahoogroups.com basta andare sul portale yahoo.com ed iscriversi con la propria email personale nel gruppo agostibelluno, tutti gli iscritti riceveranno i messaggi inviati da uno del gruppo.

CHI

CATEGORIA

TITOLO

DATA

1.

DE PARIS LUCA

Ex-convittore

Open Day 2001

27-03-2002

2.

Michele Dalla Longa

Ex-convittore

Foto Ex-convittori del 7 dicembre 2003

19-12-2003

3.

 

 

 

 

4.

 

 

 

 

 

1.

DE PARIS LUCA

Convitto Agosti

Open Day 2001

27-03-2002

27 marzo 2002

Egregio Don Cornelio
sono ormai alcuni mesi che ho rivisto l'Agosti. Devi sapere che il giorno che ci sono stato, sono rimasto assai colpito ed emozionato: per me è stata un'esperienza (positiva peraltro). Scrissi allora una, forse troppo lunga, pagina sulla giornata, e la inviai ad alcuni ex-convittori con i quali sono tuttora in contatto.
  Ho scritto con spirito goliardico, invio anche a te copia delle mie impressioni scritte dell'"OPEN DAY 2001" all'Agosti che, ti assicuro, non dimenticherò mai, per quante volte ancora dovessi tornare presso di Voi.   Io spero che tu sorrida leggendo queste righe, scritte da uno che all'Agosti sa di essersi trovato bene, e che oggi, 37 anni, una moglie, un figlio, un altro in arrivo, non può piu' permettersi di scherzare (o quasi).  Con l'occasione, Vi porgo i miei piu' sentiti Auguri di Buona Pasqua, con un saluto affettuoso a tutti voi.  

Luca De Paris v. Carpenada 1 - 32036 Longano di Sedico BL  

La giornata degli ex. (19 OTTOBRE 2001)

Un giorno mi trovo in mano una lettera a me inviata, ma giunta a casa di mio papà. E' un'invito giunto alcuni giorni prima, ed è per il giorno dopo, domenica 19 ottobre 2001, da parte nientemeno che dell'istituto Agosti di
Belluno, indirizzato agli ex-convittori. Devo decidere subito. Sono anni che non mi interesso alla cosa, anzi non ci ho mai più messo piede da quando terminai il quarto anno di I.T.I., per poi in quinta non andarci più all'Agosti, anche perchè non c'erano posti liberi, e quindi feci il pendolare dalla natia Pellegai in quel di Mel, fino a Belluno (per la precisione io abitavo in frazione Frende).
Tornando all'invito, la descrizione della giornata sembrava però una favolosa rimpatriata a tutti gli effetti, messa e pranzo compresi: non sapevo se ridere o che altro, fatto sta' che, dopo tanti anni, ho deciso di andarci, e anzi ho pensato di chiamare altri, come l'amico Dalla Longa, col quale ho condiviso anni di pacifica convivenza e studio, ma poi, non volendo rompere un'amicizia ho evitato di proporgli  il pellegrinaggio all'Agosti...

All'arrivo a Belluno, con la mia poderosa Marea faccio un ingresso a passo d'uomo, per darmi un'aria di solennità, varcando il cancello con andatura presidenziale. Nel cortile ci sono si e no 5 o 6 auto, sul portone tre individui con un prete canuto, comincio a preoccuparmi di aver sbagliato giorno.
L'aria di solennità che mi ero data all'ingresso comincia vagamente a sfumare, anzi la pressione mi cala bruscamente, qualcosa di strano, eppure di noto, mi assale.
Scendo dall'auto, il passo si fa incerto come se avessi fatto 10 ore al volante, mi guardo intorno, penso: "Ho il cellulare, caso mai posso chiamare aiuto..."
Mi dirigo verso il portone, guardo davanti a me, poi in alto la facciata curva, rifletto sul tempo che è trascorso e... gasp!!! Sono 18 anni!!! Incredibile, mi sembra incredibile, ma sono trascorsi più di 18 anni da quando sono uscito da quel portone per l'ultima volta.
A questo punto mi sembra chiaro che le possibilità di conoscere ancora qualcuno saranno remote. Invece appena mi avvicino allo sparuto gruppetto, subito si fa avanti don Turrin, l'economo di una volta, il quale non sembra cambiato di una virgola in tutto questo tempo (elisir di lunga vita?). Si ricorda del sottoscritto e di altri di quegli anni, come appunto il Dalla Longa o il Dalle Sasse. Ci sono alcuni ex-convittori che mi paiono del tutto sconosciuti.
Entriamo e a questo punto mi aspetto di vedere Bepi portinaio, ma non c'è più, anche se fino a questo punto della visita l'ambiente non è cambiato. (A dire il vero, ho visto l'ex portinaio Bepi in giro per Belluno più volte ultimamente). Tra gli ex-convittori ce n'è uno con i capelli lunghi alla spalla,  con un'aria inconfondibile da ex-convittore, col quale scambio qualche parola e scopro due cose in contemporanea. La prima è che ci conosciamo, perchè, pur essendo di uno o due anni più giovane, era anche lui internato più o meno in quel periodo.
Singolare incontro dopo diciotto anni. La seconda cosa è che a qualunque ex mi rivolgessi, immediatamente entravamo in sintonia come se ci fossimo conosciuti da tempo immemorabile: potenza dell'Agosti!
Ma tornando al giovane dai lunghi capelli, egli si presenta come tale Narciso da Brusadaz di Zoldo, professore di Italiano. Stento a credere a quello che sento e vedo, ma è così: uno che, come mi fu poi ricordato, frequentò il Catullo, in una classe di due maschi e 18 ragazze, poi lavorò in Germania (in gelateria come tutti gli Zoldani , ci tenne a precisare), fece il servizio civile sempre dai Salesiani, quindi si è laureato in Lettere in quattro anni e mezzo e da allora fa il prof. Una storia come tante. Cominciamo bene. Butto un'occhiata nel grande corridoio in curva che sembra un settore di ippodromo, penso a quando un tempo remoto, durante una notte di tregenda un metronotte in servizio sparò dei colpi in quel corridoio, lasciando i segni sui muri. Vado per rivederli quei segni, e noto allora dei cambiamenti strutturali: le scale sono chiuse da una parete, dentro la tromba delle scale è stato realizzato nientemeno che l'ascensore. E bravo l'economo, sempre al lavoro. I segni non si vedono più.
Spuntano continuamente delle persone anziane, in numero molto maggiore dei pochi ex convittori più giovani. Sono gli ex che fanno parte dell'associazione, con tanto di rappresentante regionale, ma sono quelli che hanno anche frequentato le scuole dei Salesiani. Non conosco nessuno.
In mezzo a questo gruppo sempre più folto spunta un pretino agile e pimpante, dal capello leggermente ingrigito: è don Cornelio. Lo saluto subito per abbreviare i tempi nel caso mi venga l'idea di svignarmela anticipatamente. Ma l'atmosfera è molto cordiale e direi lieta, accogliente, mentre Narciso mi bombarda con i ricordi, che ancora non son ben certo di ricordare.
Passa il tempo, la Santa Messa incombe ed io sono ancora attanagliato dalla morsa della curiosità, invece che girare i tacchi e andarmene con scelta decisa, resto ed osservo, osservo tutto minuziosamente: i muri, le porte, le finestre, gli ambienti, le persone, la memoria di anni di permanenza affiora come un fiume in piena con una forza stordente, infatti solo ogni tanto una vocina, flebile, da dentro mi dice:
"cosa ci fai ancora, in questo posto?".
Si aprono le porte della chiesa,  e tutti entrano, pertanto sono costretto ad entrare a Messa senza discussioni.
Celebra l'attuale direttore con altri otto preti: una messa con nove preti mi è capitata raramente di vederla. Anche questo è Agosti.
La mente cullata dalle voci ben impostate dei celegranti, comincia a vagare nei ricordi di quante persone ho conosciuto negli anni trascorsi al convitto Agosti e che per la maggior parte ho perso di vista del tutto.
Questa occasione di re-incontro potrebbe rimettere in contatto, oggi come allora, persone dalle più svariate provenienze, anzi, per forza di cose questa era proprio una prerogativa dell'Agosti: Cortina con Vittorio Veneto, Cencenighe con Valdobbiadene, Fiera di Primiero con Claut, o come nel  caso di oggi, Frende con Brusadaz, venti abitanti la prima, cinquanta la seconda.
Al termine della Messa foto ricordo e quindi il gruppetto di ex-convittori di cui ho l'onore di essere il più anziano, circa venti persone, si trova con don Cornelio a visitare il convitto attuale.

Piano interrato: sala tv allo stesso posto ma allungata, sale giochi come allora, forse con qualche bigliardo in più. Hanno levato una cabina elettrica di trasformazione da 5000 V che non avevo mai saputo ci fosse e questo ha permesso di guadagnare un po' di spazio. Il bar è sparito, per far posto all'ascensore, ma qualcosa mi dice che sia stato volutamente eliminato. Commento eloquente di un ex: "Mi sembra un bunker, come facevo a viverci?"
A questo punto scopro di conoscere un altro tra i presenti: l'autore della battuta è un certo Luigi Zanolli da Zoldo, Luigi per gli amici, di cui avevo un vago, molto vago, ricordo. Bene, come convenimmo più tardi, la polvere cominciava a levarsi dall'hard disk della mente...
Piani superiori: saliamo con l'ascensore, il che fa capire che non era finto. Al secondo piano ci sono le camere del triennio, il cui attuale assistente è proprio don Cornelio. La biblioteca con annessa sala è stata spostata per far posto a camere di nuova concezione lungo tutto il corridoio. E quando dico nuova è proprio nuova.
Entriamo in una di queste camere: porta massiccia anzichè di plastica, tapparella elettrica, due letti, scrivanie, armadi, servizi completi con doccia in ogni camera. Però!
Dappertutto sono appese foto di paesaggi, fatte per lo più da don Cornelio, ma in quella camera i ragazzi hanno appeso in un punto defilato, anche il calendario della Falchi, con grande sollazzo dei presenti e visibile disappunto di don Cornelio, che stava giusto dicendo di avere fatto lui tutte le foto sui muri. La biblioteca c'è ancora, in un altro punto, più piccola ma con un tot di volumi in più.
Al terzo piano ci sono le camere del biennio, identiche alle precedenti. A parte, vi è una sala studio. La sala giornali non è più al secondo piano ma è stata spostata nel piano interrato-sala giochi.
Le camere nell'ala curva non sono più usate. Le abbiamo visitate visto che tra i presenti, alcuni ci avevano abitato: tra gli aneddoti sentiti c'era anche quello di una camera incendiata! Sarebbe stato interessante esserci.

Dopo questo estemporaneo viaggio nel presente e nel passato del convitto, per fortuna siamo ritornati a realtà più consone, con l'offerta generosa da parte di don Cornelio di un aperitivo al vicino bar Tullia, dove anche adesso a volte vado a prendere  il caffè.
Approfitto per parlare brevemente a don Cornelio di quando eravamo di continuo in conflitto per questioni di orario e altro: nessun problema, lui glissa elegantentemente sulla questione, allora era così, oggi siamo qui per festeggiare, e mi sembra più che giusto, del resto anche a me per essere sincero non me ne frega più di tanto di quel che fu.   Quindi pausa pranzo, altrimenti, se ci si priva di questo piacere che gusto ci sarebbe a tornare all'Agosti? Ricordate? Si esce dalla solita porticina verso il cortile, si scendono i sette scalini per poi battere il tallone sulla grata che produce il consueto "splat", si percorrono i cinquanta metri, un tempo di gran corsa, quindi si scende in sala mensa tra gli effluvi di lessi e stufati vari.
Niente self-service, purtroppo, ma servizio in tavola, con tanto di ragazzo gigante in servizio civile a far da cameriere. Primi e secondi generosi, minestrone compreso, davvero buoni (hanno un nuovo cuoco, coma ha detto la signora Wanda, persona mito dell'Agosti).
Tavolata con don Cornelio, ragazzi con dieci anni meno di me, tranne Narciso e Luigi, don Turrin che gira premuroso tra i tavoli, con la testa un po' inclinata come l'ho sempre visto: che vuoi di più dalla vita? E complimenti per il servizio!
A proposito, don Turrin è tornato proprio a fare l'economo, dopo che per alcuni anni è stato responsabile di convitto Don Renzo, si trova ad Este, dove, mi fanno sapere, c'è un mega centro dei Salesiani.
Don Nando è sempre missionario, ha tanto insistito che ce l'hanno inviato per sempre!
Il vecchio direttore don Cibin è scomparso qualche anno fa, come anche don Guglielmo, quel prete che dava a tutti ripetizioni di matematica.
Don Cornelio è stato per anni a Belluno, poi è andato ad Este a fare il direttore, per poi tornare all'Agosti ancora nella vecchia mansione.
Ho rivisto l'antico (e mitico) don Vinicio Greggio, primo direttore conosciuto, che è stato a lungo ad Este come prof. di Italiano: oggi a 65 anni l'hanno messo capellano titolare della parrocchia don Bosco di Baldenich!

E' tutto! E mi raccomando ricordatevi il prossimo anno di non mancare, la terza domenica di ottobre. Così potrete respirare ancora una volta per qualche ora la sana, immutabile aria dell'Agosti. Del resto è inutile che cerchiate di ignorare la realtà: io l'ho scoperto dopo 18 anni che l'Agosti mi ha provocato una mutazione genetica, e quasi certamente si è annidato nel dna!!!!!!
E potrete così vedere don Cornelio che gira con un pacco di nomi di centinaia di ex-convittori, una lista incredibile anche se incompleta, in quanto cominciarono a computerizzare i dati solo dai nostri anni in avanti, mentre per gli anni precedenti i dati sono piuttosto frammentari.
Potete intanto cogliere la straordinaria occasione di contattare l'Agosti via Internet al seguente sito:
www.agosti.it

turrin.giuseppe@tiscalinet.it (don Turrin Giuseppe ed exallievi)

se non altro per aggiornare i vostri dati contenuti nell'albo storico.
L'Agosti vi vuole rivedere, questa è la verità... Chi riceve la presente, provveda ad inviarla ad almeno altri tre ex di sua conoscenza.
Saluti a tutti e arrivederci al prossimo anno.

Luca De Paris
v. Carpenada 1 - 32036 Longano di Sedico BL
E-mail:
alpinis@tin.it

 

19-12-2003
Questa è la scalinata del refettorio, con il bel gruppetto di reduci. Manca solo il sottoscritto in quanto occupato dall'altra parte dell'obbiettivo. Ciao Dalla Longa Michele

 

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