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27 marzo 2002
Egregio
Don Cornelio
sono ormai alcuni mesi che ho rivisto l'Agosti. Devi sapere che il giorno che
ci sono stato, sono rimasto assai colpito ed emozionato: per me è stata un'esperienza
(positiva peraltro). Scrissi allora una, forse troppo lunga, pagina sulla
giornata, e la inviai ad alcuni ex-convittori con i quali sono tuttora in
contatto. Ho scritto con spirito goliardico, invio anche a te copia delle
mie impressioni scritte dell'"OPEN DAY 2001" all'Agosti che, ti
assicuro, non dimenticherò mai, per quante volte ancora dovessi
tornare presso di Voi. Io spero che tu sorrida leggendo queste
righe, scritte da uno che all'Agosti sa di essersi trovato bene, e che oggi,
37 anni, una moglie, un figlio, un altro in arrivo, non può
piu' permettersi di scherzare (o quasi). Con
l'occasione, Vi porgo i miei piu' sentiti Auguri di Buona Pasqua,
con un saluto affettuoso a tutti voi.
Luca
De Paris v. Carpenada 1 - 32036 Longano di Sedico BL
La giornata degli
ex. (19 OTTOBRE 2001)
Un
giorno mi trovo in mano una lettera a me inviata, ma giunta a casa di mio
papà. E' un'invito giunto alcuni giorni prima, ed è per il giorno dopo,
domenica 19 ottobre 2001, da parte nientemeno che dell'istituto Agosti di
Belluno, indirizzato agli ex-convittori. Devo decidere subito. Sono anni che
non mi interesso alla cosa, anzi non ci ho mai più messo piede da quando
terminai il quarto anno di I.T.I., per poi in quinta non andarci più
all'Agosti, anche perchè non c'erano posti liberi, e quindi feci il pendolare
dalla natia Pellegai in quel di Mel, fino a Belluno (per la precisione io
abitavo in frazione Frende).
Tornando all'invito, la descrizione della giornata sembrava però una favolosa
rimpatriata a tutti gli effetti, messa e pranzo compresi: non sapevo se
ridere o che altro, fatto sta' che, dopo tanti anni, ho deciso di
andarci, e anzi ho pensato di chiamare altri, come l'amico Dalla Longa, col
quale ho condiviso anni di pacifica convivenza e studio, ma poi, non volendo
rompere un'amicizia ho evitato di proporgli il pellegrinaggio
all'Agosti...
All'arrivo a Belluno, con la mia poderosa Marea faccio un ingresso a passo
d'uomo, per darmi un'aria di solennità, varcando il cancello con andatura
presidenziale. Nel cortile ci sono si e no 5 o 6 auto, sul portone tre
individui con un prete canuto, comincio a preoccuparmi di aver sbagliato
giorno.
L'aria di solennità che mi ero data all'ingresso comincia vagamente a
sfumare, anzi la pressione mi cala bruscamente, qualcosa di strano, eppure di
noto, mi assale.
Scendo dall'auto, il passo si fa incerto come se avessi fatto 10 ore al
volante, mi guardo intorno, penso: "Ho il cellulare, caso mai posso
chiamare aiuto..."
Mi dirigo verso il portone, guardo davanti a me, poi in alto la facciata
curva, rifletto sul tempo che è trascorso e... gasp!!! Sono 18 anni!!!
Incredibile, mi sembra incredibile, ma sono trascorsi più di 18 anni da
quando sono uscito da quel portone per l'ultima volta.
A questo punto mi sembra chiaro che le possibilità di conoscere ancora
qualcuno saranno remote. Invece appena mi avvicino allo sparuto gruppetto,
subito si fa avanti don Turrin, l'economo di una volta, il quale non sembra
cambiato di una virgola in tutto questo tempo (elisir di lunga vita?). Si
ricorda del sottoscritto e di altri di quegli anni, come appunto il Dalla
Longa o il Dalle Sasse. Ci sono alcuni ex-convittori che mi paiono del tutto
sconosciuti.
Entriamo e a questo punto mi aspetto di vedere Bepi portinaio, ma non c'è
più, anche se fino a questo punto della visita l'ambiente non è cambiato. (A
dire il vero, ho visto l'ex portinaio Bepi in giro per Belluno più volte
ultimamente). Tra gli ex-convittori ce n'è uno con i capelli lunghi alla
spalla, con un'aria inconfondibile da ex-convittore, col quale scambio
qualche parola e scopro due cose in contemporanea. La prima è che ci
conosciamo, perchè, pur essendo di uno o due anni più giovane, era anche lui
internato più o meno in quel periodo.
Singolare incontro dopo diciotto anni. La seconda cosa è che a qualunque ex
mi rivolgessi, immediatamente entravamo in sintonia come se ci fossimo
conosciuti da tempo immemorabile: potenza dell'Agosti!
Ma tornando al giovane dai lunghi capelli, egli si presenta come tale Narciso
da Brusadaz di Zoldo, professore di Italiano. Stento a credere a quello che
sento e vedo, ma è così: uno che, come mi fu poi ricordato, frequentò il
Catullo, in una classe di due maschi e 18 ragazze, poi lavorò in Germania (in
gelateria come tutti gli Zoldani , ci tenne a precisare), fece il servizio
civile sempre dai Salesiani, quindi si è laureato in Lettere in quattro anni
e mezzo e da allora fa il prof. Una storia come tante. Cominciamo bene. Butto
un'occhiata nel grande corridoio in curva che sembra un settore di ippodromo,
penso a quando un tempo remoto, durante una notte di tregenda un metronotte
in servizio sparò dei colpi in quel corridoio, lasciando i segni sui muri.
Vado per rivederli quei segni, e noto allora dei cambiamenti strutturali: le
scale sono chiuse da una parete, dentro la tromba delle scale è stato
realizzato nientemeno che l'ascensore. E bravo l'economo, sempre al lavoro. I
segni non si vedono più.
Spuntano continuamente delle persone anziane, in numero molto maggiore dei
pochi ex convittori più giovani. Sono gli ex che fanno parte
dell'associazione, con tanto di rappresentante regionale, ma sono quelli che
hanno anche frequentato le scuole dei Salesiani. Non conosco nessuno.
In mezzo a questo gruppo sempre più folto spunta un pretino agile e pimpante,
dal capello leggermente ingrigito: è don Cornelio. Lo saluto subito per
abbreviare i tempi nel caso mi venga l'idea di svignarmela anticipatamente.
Ma l'atmosfera è molto cordiale e direi lieta, accogliente, mentre Narciso mi
bombarda con i ricordi, che ancora non son ben certo di ricordare.
Passa il tempo, la Santa
Messa incombe ed io sono ancora attanagliato dalla morsa
della curiosità, invece che girare i tacchi e andarmene con scelta decisa,
resto ed osservo, osservo tutto minuziosamente: i muri, le porte, le
finestre, gli ambienti, le persone, la memoria di anni di permanenza affiora
come un fiume in piena con una forza stordente, infatti solo ogni tanto una
vocina, flebile, da dentro mi dice:
"cosa ci fai ancora, in questo posto?".
Si aprono le porte della chiesa, e tutti entrano, pertanto sono
costretto ad entrare a Messa senza discussioni.
Celebra l'attuale direttore con altri otto preti: una messa
con nove preti mi è capitata raramente di vederla. Anche questo è
Agosti.
La mente cullata dalle voci ben impostate dei celegranti, comincia a vagare
nei ricordi di quante persone ho conosciuto negli anni trascorsi al convitto
Agosti e che per la maggior parte ho perso di vista del tutto.
Questa occasione di re-incontro potrebbe rimettere in contatto, oggi come
allora, persone dalle più svariate provenienze, anzi, per forza di cose
questa era proprio una prerogativa dell'Agosti: Cortina con Vittorio Veneto,
Cencenighe con Valdobbiadene, Fiera di Primiero con Claut, o come nel
caso di oggi, Frende con Brusadaz, venti abitanti la prima, cinquanta la
seconda.
Al termine della Messa foto ricordo e quindi il gruppetto di ex-convittori di
cui ho l'onore di essere il più anziano, circa venti persone, si trova con
don Cornelio a visitare il convitto attuale.
Piano interrato: sala tv allo stesso posto ma allungata, sale giochi come
allora, forse con qualche bigliardo in più. Hanno levato una cabina elettrica
di trasformazione da 5000 V che non avevo mai saputo ci fosse e questo ha
permesso di guadagnare un po' di spazio. Il bar è sparito, per far posto
all'ascensore, ma qualcosa mi dice che sia stato volutamente eliminato.
Commento eloquente di un ex: "Mi sembra un bunker, come facevo a
viverci?"
A questo punto scopro di conoscere un altro tra i presenti: l'autore della
battuta è un certo Luigi Zanolli da Zoldo, Luigi per gli amici, di cui avevo
un vago, molto vago, ricordo. Bene, come convenimmo più tardi, la polvere
cominciava a levarsi dall'hard disk della mente...
Piani superiori: saliamo con l'ascensore, il che fa capire che non era finto.
Al secondo piano ci sono le camere del triennio, il cui attuale assistente è
proprio don Cornelio. La biblioteca con annessa sala è stata spostata per far
posto a camere di nuova concezione lungo tutto il corridoio. E quando dico
nuova è proprio nuova.
Entriamo in una di queste camere: porta massiccia anzichè di plastica,
tapparella elettrica, due letti, scrivanie, armadi, servizi completi con
doccia in ogni camera. Però!
Dappertutto sono appese foto di paesaggi, fatte per lo più da don Cornelio,
ma in quella camera i ragazzi hanno appeso in un punto defilato, anche il
calendario della Falchi, con grande sollazzo dei presenti e visibile
disappunto di don Cornelio, che stava giusto dicendo di avere fatto lui tutte
le foto sui muri. La biblioteca c'è ancora, in un altro punto, più piccola ma
con un tot di volumi in più.
Al terzo piano ci sono le camere del biennio, identiche alle precedenti. A
parte, vi è una sala studio. La sala giornali non è più al secondo piano ma è
stata spostata nel piano interrato-sala giochi.
Le camere nell'ala curva non sono più usate. Le abbiamo visitate visto
che tra i presenti, alcuni ci avevano abitato: tra gli aneddoti sentiti c'era
anche quello di una camera incendiata! Sarebbe stato interessante esserci.
Dopo questo estemporaneo viaggio nel presente e nel passato del convitto, per
fortuna siamo ritornati a realtà più consone, con l'offerta generosa da parte
di don Cornelio di un aperitivo al vicino bar Tullia, dove anche adesso a
volte vado a prendere il caffè.
Approfitto per parlare brevemente a don Cornelio di quando eravamo di
continuo in conflitto per questioni di orario e altro: nessun problema, lui
glissa elegantentemente sulla questione, allora era così, oggi siamo qui per
festeggiare, e mi sembra più che giusto, del resto anche a me per essere
sincero non me ne frega più di tanto di quel che fu. Quindi pausa
pranzo, altrimenti, se ci si priva di questo piacere che gusto ci sarebbe a
tornare all'Agosti? Ricordate? Si esce dalla solita porticina verso il
cortile, si scendono i sette scalini per poi battere il tallone sulla grata
che produce il consueto "splat", si percorrono i cinquanta metri,
un tempo di gran corsa, quindi si scende in sala mensa tra gli effluvi di
lessi e stufati vari.
Niente self-service, purtroppo, ma servizio in tavola, con tanto di ragazzo
gigante in servizio civile a far da cameriere. Primi e secondi generosi,
minestrone compreso, davvero buoni (hanno un nuovo cuoco, coma ha detto la
signora Wanda, persona mito dell'Agosti).
Tavolata con don Cornelio, ragazzi con dieci anni meno di me, tranne Narciso
e Luigi, don Turrin che gira premuroso tra i tavoli, con la testa un po'
inclinata come l'ho sempre visto: che vuoi di più dalla vita? E complimenti
per il servizio!
A proposito, don Turrin è tornato proprio a fare l'economo, dopo che per
alcuni anni è stato responsabile di convitto Don Renzo, si trova ad Este,
dove, mi fanno sapere, c'è un mega centro dei Salesiani.
Don Nando è sempre missionario, ha tanto insistito che ce l'hanno inviato per
sempre!
Il vecchio direttore don Cibin è scomparso qualche anno fa, come anche
don Guglielmo, quel prete che dava a tutti ripetizioni di matematica.
Don Cornelio è stato per anni a Belluno, poi è andato ad Este a fare il
direttore, per poi tornare all'Agosti ancora nella vecchia mansione.
Ho rivisto l'antico (e mitico) don Vinicio Greggio, primo direttore
conosciuto, che è stato a lungo ad Este come prof. di Italiano: oggi a 65
anni l'hanno messo capellano titolare della parrocchia don Bosco di
Baldenich!
E' tutto! E mi raccomando ricordatevi il prossimo anno di non mancare, la terza domenica di ottobre.
Così potrete respirare ancora una volta per qualche ora la sana, immutabile
aria dell'Agosti. Del resto è inutile che cerchiate di ignorare la realtà: io
l'ho scoperto dopo 18 anni che l'Agosti mi ha provocato una mutazione
genetica, e quasi certamente si è annidato nel dna!!!!!!
E potrete così vedere don Cornelio che gira con un pacco di nomi di centinaia
di ex-convittori, una lista incredibile anche se incompleta, in quanto
cominciarono a computerizzare i dati solo dai nostri anni in avanti, mentre
per gli anni precedenti i dati sono piuttosto frammentari.
Potete intanto cogliere la straordinaria occasione di contattare l'Agosti via
Internet al seguente sito:
www.agosti.it
turrin.giuseppe@tiscalinet.it (don Turrin Giuseppe
ed exallievi)
se non altro per aggiornare i vostri dati contenuti nell'albo storico.
L'Agosti vi vuole rivedere, questa è la verità... Chi riceve la presente,
provveda ad inviarla ad almeno altri tre ex di sua conoscenza.
Saluti a tutti e arrivederci al prossimo anno.
Luca De Paris
v. Carpenada 1 - 32036 Longano di Sedico BL
E-mail: alpinis@tin.it
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