BACHECA Cooperatori Salesiani - Belluno
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N° |
CHI |
CATEGORIA |
TITOLO |
DATA |
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SARONIDE ETTORE |
Relazione |
05-05-2002 |
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SARONIDE ETTORE |
Consiglio |
31-05-2002 |
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3. |
SARONIDE ETTORE |
Relazione |
25-09-2002 |
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4. |
SARONIDE ETTORE |
Articolo |
18-12-2002 |
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5. |
SARONIDE ETTORE |
Commento |
aggiornata |
IDENTIKIT DEI COOPERATORI SALESIANI Resoconto
dell’incontro del 15 aprile 2002
Lunedì
15 aprile 2002, il delegato ispettoriale don Eugenio Baldina e il
coordinatore ispettoriale dei Cooperatori geom. Giovanni Dall’O’,
hanno voluto incontrare i cooperatori salesiani del’Opera di San
Giovanni Bosco a Belluno. Erano presenti il delegato locale don Giulio
Trettel, il coordinatore Damiano Scairato ed i cooperatori: Arduino De
Bortoli, Bice Giovanna Pomarè, Filomena Di Benedetto, Raffaele De Rosa, Elisa
De Prà, Piera Faena, Vanda Corsi, Rosaria Iemmolo, Vincenza Porpora, Silvana
Benetti ed Ettore Saronide. Don
Eugenio Baldina, direttore della comunità salesiana di Albare di Costermano,
dove sono ospitati per il recupero dei giovani bisognosi di particolare
attenzione e di molto amore, ha rilevato come il grande dono del battesimo
consenta ad ogni cristiano di vivere in perenne comunione con il Padre, il
Figlio e lo Spirito Santo; una linfa vitale che nell’insegnamento di
Don Bosco stimola ogni “vero” cooperatore, in quanto membro della
famiglia salesiana, ad un amorevole rapporto con la famiglia, la comunità
salesiana e la propria parrocchia, perché solo vivendo in comunione con gli
altri si realizza il vero senso della “promessa” di cooperatore. Giovanni
Dall’O’, dopo aver rilevato alcuni aspetti tipici dello stile
salesiano e quindi dei cooperatori, soffermandosi in particolare
sull’animazione dei centri e sulla “vita” di servizio e di
relazione che i cooperatori devono avere sull’esempio di san Giovanni
Bosco nei confronti dei giovani, ha voluto “provocare” i presenti
chiedendo loro che cosa caratterizza un vero cooperatore salesiano. Una
domanda apparentemente semplice che ha indotto tutti a riflettere
profondamente sulla propria condotta e sul vero senso di appartenere, come
cristiani e “discepoli”, alla grande famiglia di san Giovanni
Bosco. Dalle diverse testimonianze è emerso che i cooperatori della nostra
parrocchia si sono formati nell' ambito della Famiglia salesiana stimolati,
in particolare, dalla sensibilità delle figlie di Maria Ausiliatrice che da
tempo operano con la scuola materna alla delicata formazione dei bambini, e
dall’amore dei vari sacerdoti, che con vero spirito salesiano,
favoriscono una sana educazione cristiana con le tante attività
dell’oratorio e della Chiesa. In questo ambiente, ricco di fraternità, i cooperatori di Belluno cercano di affiancare le suore, i Salesiani e gli altri parrocchiani impegnati, nelle varie iniziative parrocchiali come, ad esempio, l’insegnamento del catechismo, la partecipazione al coro durante le celebrazioni religiose, la gestione del “Gruppo liturgico o della Parola”, la collaborazione nella stesura del “Bollettino parrocchiale”, l’attuazione di una “Scuola di Vita Cristiana” seguita da numerosi parrocchiani, l’organizzazione di “feste” per gli anziani e le persone sole, la programmazione di incontri colturali come “Giovani in concerto”, l’aiuto nelle attività giovanili dell’Oratorio come il “GREST” e l’appoggio in numerosi gruppi caritatevoli come “Insieme si può” il “Volontariato” e la “San Vincenzo”. Inoltre, sempre per iniziativa dei cooperatori impegnati nel “Gruppo della Parola” è possibile leggere il commento delle letture domenicali nel sito internet www.agosti.it. I
cooperatori si sentono particolarmente uniti nella preghiera, partecipando e
animando, sia alle Sante Messe domenicali, sia a quella serale del mercoledì
che, in un certo senso, hanno fatto propria come appuntamento settimanale;
sono queste le basi o, meglio, le forze che li sorreggono in un cammino
costante e affascinante, anche se a volte provato da momenti di dolore e di
tristezza. La
riunione è terminata con un breve e piacevole rinfresco che ha suggellato una
serata ricca di vero “Spirito Salesiano”. (il segretario Ettore Saronide) |
I
COOPERATORI SALESIANI IN GITA-PELLEGRINAGGIO A BUDAPEST E PRAGA
Alla fine del mese di agosto, accompagnati
da don Renato e da una cinquantina di parrocchiani, alcuni cooperatori
salesiani (Vanda e Carlo, Eva e Damiano, Ida e Arduino, Silvana e Ettore) si
sono recati in pellegrinaggio in due delle più belle città dell’Europa
centrale: Budapest e Praga. Budapest ha accolto i cooperatori-pellegrini
con lo splendore dei suoi monumenti, dei suoi palazzi e dei suoi ponti
illuminati festosamente da un’infinità di piccole luci. La capitale
dell’Ungheria, impreziosita dal “poetico” fiume Danubio, è
sicuramente una delle città più belle del mondo, un piccolo gioiellino ricco
d’arte, di storia e di cultura che ha colpito tutti profondamente; come
è stato illustrato dalla guida, essa nacque dalla fusione delle due cittadine
di Buda e Pest. Buda, la città alta, si trova sulla riva destra del fiume ed
ha origini antiche e aristocratiche; Pest, la città bassa, ubicata sulla riva
opposta era, invece, abitata dai mercanti e più tardi divenne sede degli
organi di governo del regime costituzionale, in opposizione a Buda, simbolo
dell’autocrazia. Non è possibile descrivere in poco spazio le tante
cose belle che è stato possibile ammirare, anche se le vicissitudini storiche e lo sviluppo moderno
della città hanno impedito la conservazione di un patrimonio artistico di
eccezione; i grandi monumenti antichi, come la cattedrale di Santo Stefano,
il Castello Reale e La seconda meta della gita-pellegrinaggio,
dopo una breve sosta nella cittadina di Brno per visitare la fortezza dello
Spielberg, ha portato i cooperatori a Praga, la capitale della Repubblica Ceca, già della
Cecoslovacchia, che si estende lungo le rive della Moldava in un punto in cui
il fiume rallenta il suo corso descrivendo dei piccoli meandri; essa, sin dal
medioevo è considerata una delle più belle città del mondo e per il fascino
dei ricordi storici e lo splendore dei monumenti da sempre definita “la
città d’oro”. La città, capitale della cultura e della musica e
avvolta da una magica atmosfera, è
dominata da due castelli, quello di Vyšehrad e quello di Hradcany; il
primo, del IX sec., fu sede dei più antichi principi di Boemia,
l’altro, del X sec., fu dimora dei sovrani e centro politico, religioso e
amministrativo. La visita al castello di Hradcany è stata sicuramente una
delle cose più interessanti di tutta la gita-pellegrinaggio; esso è situato
sulla riva sinistra della Moldava e racchiude all’interno della cinta
muraria, oltre a numerosi palazzi e edifici militari e amministrativi, anche
la grandiosa cattedrale di San Vito. Suggestiva è stata anche la visita alla
così detta città piccola (Malá Strana) che, ricca di chiese (tra le
quali il Santuario di Gesù Bambino di Praga) e di palazzi, è collegata
mediante il gotico ponte di Carlo alla città vecchia (Staré Mesto),
quest’ultima conserva, appunto, l’aspetto di una vecchia città,
con le sue strade strette e i suoi monumenti civili e religiosi ed è
caratterizzata dall’antico centro commerciale, dal ghetto ebraico, dal
Palazzo Municipale e dalla stupenda chiesa di Nostra Signora del Týn. Come ha
affermato la guida Praga conserva testimonianze di tutti gli stili
architettonici, ma ha ricevuto la sua impronta più particolare soprattutto in
due epoche: quella gotica e quella barocca. Tra le tante cose che Praga ha
donato ai visitatori, quella che più ha colpito emotivamente e commosso,
almeno chi scrive, è stata una croce di bronzo adagiata su due piccole dune
in piazza san Venceslao, che ricorda la tragica fine di due giovani patrioti
immolatisi per la libertà durante la così detta “Primavera di
Praga”: il primo tentativo di liberalizzazione politica avviato in
Cecoslovacchia nella primavera del 1968, e troncato dall’intervento
armato dei paesi del patto di Varsavia, nell’agosto dello stesso anno. Prima di rientrare in Italia, |
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4. Dopo il tempo dell’attesa (Avvento), in questa
notte, finalmente, risuona gioiosa la grande notizia: “È nato il
Salvatore”, che attesta la realizzazione delle profezie
dell’Antico Testamento. Il bimbo che in questo “Santo
giorno” nasce nell’umile stalla di Betlemme è, infatti, colui che
è venuto a portare un messaggio di speranza e di salvezza a tutta
l’umanità; una realtà capace di destare ancora oggi, lo stupore e la
gioia di tutti coloro che, credendo, l’accolgono. Anche se il tempo
della salvezza non è ancora compiuto (siamo, infatti, nella “pienezza
del tempo”, ma non ancora nella “pienezza dei tempi”),
all’uomo è stata indicata l’unica via che conduce alla vera pace,
una via che si chiama Gesù di Nazareth e che ogn’uno è libero
percorrere o rifiutare. L’Antico testamento ha preparato la venuta del
Signore, e in questa notte egli è entrato nella storia dell’uomo; non
imponendo, però, la propria presenza, ma bussando timidamente alla porta
senza entrare se non gli è aperto. Purtroppo
quello che è veramente avvenuto con la venuta del Cristo (evidenziato da
Giovanni in modo tragico, non solo nel prologo ma lungo tutto il suo
Vangelo), è un autentico scontro drammatico fra la luce e le tenebre, fra la
vita e la morte, fra l’amore e l’odio (In lui era la vita e la
vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre
non l’hanno accolta... Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per
mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i
suoi non l’hanno accolto). Il paradosso è che il mondo non respinge
un estraneo, ma proprio colui che lo ha creato dal nulla. Anche oggi, dopo
duemila anni, molti di quelli che si definiscono cristiani non hanno ancora
scoperto chi è veramente Gesù e non sono riusciti ad accoglierlo nella
propria vita; si tratta, infatti, di lasciarsi trasfigurare fino a diventare
come lui, cioè “figli di Dio”. Una “maturazione” che
può avvenire solo (con l’aiuto della “fede”) accettando il
bimbo che nasce in questo Santo giorno come il Figlio di Dio che si è
abbassato fino a noi per salvarci e donarci la sua “pienezza”. È
questo che, con espressioni altissime, annuncia Giovanni verso la fine del
suo prologo (A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di
diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da
sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati
generati), è questo che Madre Teresa di Calcutta ripete in questa sua
meravigliosa meditazione: Noi desideriamo poter accogliere Gesù a Natale, non in
quella gelida mangiatoia che è a volte il nostro cuore, ma in un cuore pieno
d’amore e di umiltà, in un cuore così puro, così immacolato, così caldo
di amore l’uno per l’altro. La venuta di Gesù a Betlemme portò
gioia al mondo e a ogni cuore d’uomo. Lo stesso Gesù continua a venire
nei nostri cuori durante Gesù venne in questo mondo per uno scopo. Venne per darci la buona novella che Dio ci ama, che Dio è amore, che ama te e ama me. Egli vuole che ci amiamo vicendevolmente come Egli ama ciascuno di noi. Amiamolo! Come lo amò il Padre? Lo diede a noi. Gesù come amò me e te? Dando la propria vita. Diede tutto quello che aveva... la sua vita... per me e per te. Morì sulla croce perché ci amava e vuole che ci amiamo fra di noi come Lui ci ha amato. Quando contempliamo la croce, capiamo come ci ha amato. Quando guardiamo la mangiatoia, capiamo come ci ama ora di tenero amore, te e me, la tua famiglia e ogni famiglia. E Dio ci ama di un amore tenero. È tutto quanto Gesù è venuto a insegnarci: il tenero amore di Dio. «Vi ho chiamato per nome, perché siete miei», ed è questo che i Cooperatori Salesiani della Parrocchia di san Giovanni Bosco augurano a tutti in questa meravigliosa notte. (I Cooperatori Salesiani) |