BACHECA Cooperatori Salesiani - Belluno

La BACHECA dei Cooperatori, vuole esser uno spazio aperto in cui essi possono pubblicare e far conoscere a tutti le loro esperienze, comunicazioni, programmi, appelli.

CHI

CATEGORIA

TITOLO

DATA

1.

SARONIDE ETTORE

Relazione

I COOPERATORI IN PELLEGRINAGGIO A CONCORDIA SAGITTARIA

05-05-2002

2.

SARONIDE ETTORE

Consiglio
(verbale)

RESOCONTO DELL'INCONTRO DEL 15 APRILE 2002

31-05-2002

3.

SARONIDE ETTORE

Relazione

I COOPERATORI IN PELLEGRINAGGIO A BUDAPEST E PRAGA

25-09-2002

4.

SARONIDE ETTORE

Articolo

LA NOTTE DI NATALE

18-12-2002

5.

SARONIDE ETTORE

Commento

LITURGIA DELLA DOMENICA

aggiornata

 

1.

SARONIDE ETTORE

Consiglio

I COOPERATORI IN PELLEGRINAGGIO A CONCORDIA SAGITTARIA

05-05-2002

                         
I COOPERATORI IN PELLEGRINAGGIO A CONCORDIA SAGITTARIA

 

             Domenica 29 aprile, accompagnati dal delegato don Giulio Trettel e dal coordinatore Damiano Scairato, i cooperatori salesiani della parrocchia di s. Giovanni Bosco, unitamente a numerosi parrocchiani, si sono recati in pellegrinaggio a Concordia Sagittaria, un importante centro archeologico del Veneto in provincia di Venezia. Come ha spiegato don Giulio, Concordia fu fondata probabilmente da Marco Antonio nel 42 a.C. e chiamata inizialmente “Iulia” in onore di Giulio Cesare e “Concordia” per ricordare l’accordo dei triumviri; il nome di “Sagittaria”, assegnato più tardi, è legato al ritrovamento di un laboratorio per la produzione di frecce, sempre d’epoca romana.

             La visita alla zona archeologica è stata guidata dalla signora Carmen Zanco che ha illustrato come Concordia, favorita dalla sua posizione geografica, si sia trovata al centro di importanti vie commerciali fin dall’epoca paleoveneta (X sec. a.C.), e successivamente anche durante il periodo romano. Tutto questo favorì il messaggio evangelico che permise al cristianesimo di diffondersi velocemente in Concordia anche se, purtroppo, i neo cristiani furono tiranneggiati da numerose e crudeli persecuzioni in particolare quella di Diocleziano del 304 d.C., che martirizzò numerosi fedeli.

Tra le tante cose interessanti, suggestiva è stata la visita al primo luogo di culto, la così detta “Trichora” eretta dai primi cristiani per custodire e commemorare le reliquie di quei loro compagni nella fede martirizzati qualche decennio prima; particolarmente toccante, almeno per chi scrive, è stata la vista dei numerosi sarcofaghi di forma particolare, e le parole incise su una piccola lastra funeraria denominata “Lapide di Marsilla” che la “guida” ha tradotto integralmente: “Qui giace una bambina di due anni e venti giorni che una nuova luce dell’anima preserva e l’alma fede. Vezzoso il corpo, cui s’addicono parole dolcissime, lo contiene questo tumulo, tutto il resto inviolabile lo tiene Iddio. Dolce fringuello che annuncia la primavera con canto melodioso, il tuo cinguettio piacque sotto un cielo migliore. Benché tu, Marsilla, nel nome portassi il segno del tuo destino tuttavia sei da considerare una stella anche dai tuoi compagni di fede. Fu deposta il 5 luglio”. Significativa è stata anche la visita al grazioso Battistero di epoca medievale, al quale si accede attraversato un piccolo atrio; all’interno esso è ricco di numerosi affreschi dai colori tenui e caldi che creano nel visitatore una profonda atmosfera di serenità e di pace.

Nella cattedrale, edificata verso la seconda metà del X secolo sui resti delle due precedenti basiliche cristiane e dedicata S. Stefano protomartire, i “pellegrini” hanno assistito alla Santa Messaconcelebrata da don Giulio e impreziosita dalle melodie liturgiche del coro, che hanno reso la cerimonia particolarmente toccante. Terminata la funzione religiosa il signor Felice Fleborea, collaboratore del parroco, ha voluto illustrare le tante “cose belle” presenti all’interno della Cattedrale. Tra queste è doveroso ricordare la cappella degli Ss. Martiri concordiesi all’interno della quale, protetta da una balaustra, è conservata l’urna contenente le sante reliquie di s. Giovanni Battista e degli apostoli Andrea, Giovanni, Tommaso e Luca. Anche il tesoretto formato da pregevoli reliquiari in argento è stato gradevolmente apprezzato; l’opera però che, tra le altre, sicuramente si distingue in modo particolare è lo stupendo Crocefisso ligneo del XVI secolo la cui figura è quasi di grandezza naturale; toccante è l’espressione di solenne sofferenza del volto di Cristo.

Decisamente conviviale è stato l’ottimo pranzo a base di pesce, durante il quale si sono rinsaldate amicizie vecchie e nuove con dialoghi spontanei resi piacevoli dal buon vino servito con profusione. Prima di lasciare Concordia, per recuperare la “lucidità”, si è voluto fare “quattro passi” per ammirare il “Ponte romano” i cui resti si trovano alla periferia della cittadina; esso è del primo secolo d.C. e permetteva l’entrata della città romana dalla porta occidentale.

La seconda meta del pellegrinaggio è stata l’Abbazia Benedettina S. Maria in Sylvis che si trova a Sesto Règhena, una graziosa cittadina di epoca preromana dove il primo insediamento organizzato di abitanti avvenne probabilmente già all’inizio dell’era volgare. Come ha spiegato l’accompagnatrice Barbara Gottardello, la romanità di Sesto è confermata dai numerosi ritrovamenti avvenuti in occasione dei lavori di restauro al centro storico. Fu proprio da questo primo insediamento romano che successivamente sorse l’attuale luogo di raccoglimento e di silenzio dovuto ai Monaci benedettini; essi arrivarono a Sesto nella prima metà del secolo VIII e si stabilirono nella primitiva Abbazia che la tradizione vuole fondata dai fratelli longobardi Erfo, Marco e Anto, accanto ai ruderi della Sesto romana devastata dalle invasioni dei barbari.

La signora Barbara dopo aver descritto la storia dell’Abbazia, sia della più antica distrutta dalle orde barbariche, sia dell’attuale la cui sistemazione architettonica risale a poco dopo l’anno mille, ha accompagnato i “pellegrini” a visitare la sua parte interna caratterizzata da tantissime opere sacre che testimoniano la profonda religiosità del tempo. Di particolare interesse sono risultati due affreschi che ispirandosi alla “Divina commedia” di Dante, rappresentano l’inferno e il paradiso. Come molte chiese dell’epoca antica, l’interno della Basilica, che s’innalza solenne come un invito alla preghiera e alla contemplazione delle cose celesti, è abbellito con tantissimi affreschi, tutti di pregevole valore artistico tanto da essere attribuiti (in parte) al genio di Giotto o almeno alla sua scuola. Il tutto è molto bello, in particolare i soffitti a travatura scoperta che favoriscono un’acustica perfetta impreziosita dalla luce tenue e soffusa che crea una sensazione di serenità e di profonda spiritualità. 

Il momento più suggestivo della giornata è stato sicuramente la visita alla Cripta che si trova sotto il presbiterio; essa ospita nella parte centrale l’urna di s. Anastasia contenente le reliquie delle ossa della matrona romana martirizzata nel 304, probabilmente ad Aquileia sotto la persecuzione di Diocleziano. La parete di sinistra è dominata da una pregevole scultura raffigurante l’Annunciazione mentre quella di destra ospita una Madonna della Pietà; un’opera di notevole valore artistico risalente al milleduecento e realizzata in pietra dolce dipinta ad olio. La “guida” ha sottolineato l’abilità dell’artista che è riuscito a modellare in modo squisito alcuni particolari, quali le delicate pieghe del velo della Vergine e il volto di Gesù.

Il “pellegrinaggio” è terminato con un ultimo sguardo al meraviglioso complesso che nonostante i tredici secoli continua ad interessare ed affascinare i visitatori; prima del ritorno a Belluno esso è stato immortalato con numerose fotografie “scattate” dallo splendido giardino ricco di alberi, fiori e di verde. Un grazie per tutto questo al delegato don Giulio Trettel e al coordinatore Damiano Scairato che hanno voluto regalare sia ai cooperatori, sia ai parrocchiani, una giornata caratterizzata dalla preghiera, dall’amicizia e dalla gioia in armonia con lo spirito salesiano.

 

2.

SARONIDE ETTORE

Consiglio

RESOCONTO DELL'INCONTRO DEL 15 APRILE 2002

31-05-2002

IDENTIKIT  DEI COOPERATORI SALESIANI

Resoconto dell’incontro del 15 aprile 2002

Lunedì 15 aprile 2002, il delegato ispettoriale don Eugenio Baldina e il coordinatore ispettoriale dei Cooperatori geom. Giovanni Dall’O’, hanno voluto incontrare i cooperatori salesiani del’Opera di San Giovanni Bosco a Belluno. Erano presenti il delegato locale don Giulio Trettel, il coordinatore Damiano Scairato ed i cooperatori: Arduino De Bortoli, Bice Giovanna Pomarè, Filomena Di Benedetto, Raffaele De Rosa, Elisa De Prà, Piera Faena, Vanda Corsi, Rosaria Iemmolo, Vincenza Porpora, Silvana Benetti ed Ettore Saronide.

Don Eugenio Baldina, direttore della comunità salesiana di Albare di Costermano, dove sono ospitati per il recupero dei giovani bisognosi di particolare attenzione e di molto amore, ha rilevato come il grande dono del battesimo consenta ad ogni cristiano di vivere in perenne comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; una linfa vitale che nell’insegnamento di Don Bosco stimola ogni “vero” cooperatore, in quanto membro della famiglia salesiana, ad un amorevole rapporto con la famiglia, la comunità salesiana e la propria parrocchia, perché solo vivendo in comunione con gli altri si realizza il vero senso della “promessa” di cooperatore.

Giovanni Dall’O’, dopo aver rilevato alcuni aspetti tipici dello stile salesiano e quindi dei cooperatori, soffermandosi in particolare sull’animazione dei centri e sulla “vita” di servizio e di relazione che i cooperatori devono avere sull’esempio di san Giovanni Bosco nei confronti dei giovani, ha voluto “provocare” i presenti chiedendo loro che cosa caratterizza un vero cooperatore salesiano. Una domanda apparentemente semplice che ha indotto tutti a riflettere profondamente sulla propria condotta e sul vero senso di appartenere, come cristiani e “discepoli”, alla grande famiglia di san Giovanni Bosco. Dalle diverse testimonianze è emerso che i cooperatori della nostra parrocchia si sono formati nell' ambito della Famiglia salesiana stimolati, in particolare, dalla sensibilità delle figlie di Maria Ausiliatrice che da tempo operano con la scuola materna alla delicata formazione dei bambini, e dall’amore dei vari sacerdoti, che con vero spirito salesiano, favoriscono una sana educazione cristiana con le tante attività dell’oratorio e della Chiesa.

In questo ambiente, ricco di fraternità, i cooperatori di Belluno cercano di affiancare le suore, i Salesiani e gli altri parrocchiani impegnati, nelle varie iniziative parrocchiali come, ad esempio, l’insegnamento del catechismo, la partecipazione al coro durante le celebrazioni religiose, la gestione del “Gruppo liturgico o della Parola”, la collaborazione nella stesura del “Bollettino parrocchiale”, l’attuazione di una “Scuola di Vita Cristiana” seguita da numerosi parrocchiani, l’organizzazione di “feste” per gli anziani e le persone sole, la programmazione di incontri colturali come “Giovani in concerto”, l’aiuto nelle attività giovanili dell’Oratorio come il “GREST” e l’appoggio in numerosi gruppi caritatevoli come “Insieme si può” il “Volontariato” e la “San Vincenzo”. Inoltre, sempre per iniziativa dei cooperatori impegnati nel “Gruppo della Parola” è possibile leggere il commento delle letture domenicali nel sito internet www.agosti.it.

I cooperatori si sentono particolarmente uniti nella preghiera, partecipando e animando, sia alle Sante Messe domenicali, sia a quella serale del mercoledì che, in un certo senso, hanno fatto propria come appuntamento settimanale; sono queste le basi o, meglio, le forze che li sorreggono in un cammino costante e affascinante, anche se a volte provato da momenti di dolore e di tristezza.

La riunione è terminata con un breve e piacevole rinfresco che ha suggellato una serata ricca di vero “Spirito Salesiano”.

(il segretario Ettore Saronide)

 

 

I COOPERATORI SALESIANI IN GITA-PELLEGRINAGGIO A BUDAPEST E PRAGA

 

          Alla fine del mese di agosto, accompagnati da don Renato e da una cinquantina di parrocchiani, alcuni cooperatori salesiani (Vanda e Carlo, Eva e Damiano, Ida e Arduino, Silvana e Ettore) si sono recati in pellegrinaggio in due delle più belle città dell’Europa centrale: Budapest e Praga.

Budapest ha accolto i cooperatori-pellegrini con lo splendore dei suoi monumenti, dei suoi palazzi e dei suoi ponti illuminati festosamente da un’infinità di piccole luci. La capitale dell’Ungheria, impreziosita dal “poetico” fiume Danubio, è sicuramente una delle città più belle del mondo, un piccolo gioiellino ricco d’arte, di storia e di cultura che ha colpito tutti profondamente; come è stato illustrato dalla guida, essa nacque dalla fusione delle due cittadine di Buda e Pest. Buda, la città alta, si trova sulla riva destra del fiume ed ha origini antiche e aristocratiche; Pest, la città bassa, ubicata sulla riva opposta era, invece, abitata dai mercanti e più tardi divenne sede degli organi di governo del regime costituzionale, in opposizione a Buda, simbolo dell’autocrazia. Non è possibile descrivere in poco spazio le tante cose belle che è stato possibile ammirare, anche se le vicissitudini storiche e lo sviluppo moderno della città hanno impedito la conservazione di un patrimonio artistico di eccezione; i grandi monumenti antichi, come la cattedrale di Santo Stefano, il Castello Reale e la Chiesa di san Mattia, infatti, sono in parte rifatti. Comunque esistono ancora “resti” di epoca turca e di stile gotico, varie pregevoli chiese barocche e grandiosi edifici del XIX sec. di gusto ibrido, ma spettacolare, come il palazzo di Giustizia, il parlamento, l’Accademia delle scienze e il teatro dell’Opera, un vero modello nel suo genere. Monumentale e attraente è la Piazza degli eroi ricca di numerose statue raffiguranti i vari re ungheresi tra le quali spicca, in modo particolare, quella di Santo Stefano.

La seconda meta della gita-pellegrinaggio, dopo una breve sosta nella cittadina di Brno per visitare la fortezza dello Spielberg, ha portato i cooperatori a Praga, la capitale della Repubblica Ceca, già della Cecoslovacchia, che si estende lungo le rive della Moldava in un punto in cui il fiume rallenta il suo corso descrivendo dei piccoli meandri; essa, sin dal medioevo è considerata una delle più belle città del mondo e per il fascino dei ricordi storici e lo splendore dei monumenti da sempre definita “la città d’oro”. La città, capitale della cultura e della musica e avvolta da una magica  atmosfera, è dominata da due castelli, quello di Vyšehrad e quello di Hradcany; il primo, del IX sec., fu sede dei più antichi principi di Boemia, l’altro, del X sec., fu dimora dei sovrani e centro politico, religioso e amministrativo. La visita al castello di Hradcany è stata sicuramente una delle cose più interessanti di tutta la gita-pellegrinaggio; esso è situato sulla riva sinistra della Moldava e racchiude all’interno della cinta muraria, oltre a numerosi palazzi e edifici militari e amministrativi, anche la grandiosa cattedrale di San Vito. Suggestiva è stata anche la visita alla così detta città piccola (Malá Strana) che, ricca di chiese (tra le quali il Santuario di Gesù Bambino di Praga) e di palazzi, è collegata mediante il gotico ponte di Carlo alla città vecchia (Staré Mesto), quest’ultima conserva, appunto, l’aspetto di una vecchia città, con le sue strade strette e i suoi monumenti civili e religiosi ed è caratterizzata dall’antico centro commerciale, dal ghetto ebraico, dal Palazzo Municipale e dalla stupenda chiesa di Nostra Signora del Týn. Come ha affermato la guida Praga conserva testimonianze di tutti gli stili architettonici, ma ha ricevuto la sua impronta più particolare soprattutto in due epoche: quella gotica e quella barocca. Tra le tante cose che Praga ha donato ai visitatori, quella che più ha colpito emotivamente e commosso, almeno chi scrive, è stata una croce di bronzo adagiata su due piccole dune in piazza san Venceslao, che ricorda la tragica fine di due giovani patrioti immolatisi per la libertà durante la così detta “Primavera di Praga”: il primo tentativo di liberalizzazione politica avviato in Cecoslovacchia nella primavera del 1968, e troncato dall’intervento armato dei paesi del patto di Varsavia, nell’agosto dello stesso anno.

Prima di rientrare in Italia, la Repubblica Ceca è stata salutata visitando la graziosa cittadina medievale di Ceský Krumlov che adagiata lungo le sponde della Moldava, è dominata da un imponente e colorato castello. Un arrivederci a Budapest e Praga e un grazie a don Renato per la splendida gita-pellegrinaggio che ha voluto donare ai suoi parrocchiani e ai cooperatori salesiani ad un anno dalla sua nomina come “pastore” della nostra comunità.

 

4. LA NOTTE DI NATALE

 

Dopo il tempo dell’attesa (Avvento), in questa notte, finalmente, risuona gioiosa la grande notizia: “È nato il Salvatore”, che attesta la realizzazione delle profezie dell’Antico Testamento. Il bimbo che in questo “Santo giorno” nasce nell’umile stalla di Betlemme è, infatti, colui che è venuto a portare un messaggio di speranza e di salvezza a tutta l’umanità; una realtà capace di destare ancora oggi, lo stupore e la gioia di tutti coloro che, credendo, l’accolgono. Anche se il tempo della salvezza non è ancora compiuto (siamo, infatti, nella “pienezza del tempo”, ma non ancora nella “pienezza dei tempi”), all’uomo è stata indicata l’unica via che conduce alla vera pace, una via che si chiama Gesù di Nazareth e che ogn’uno è libero percorrere o rifiutare. L’Antico testamento ha preparato la venuta del Signore, e in questa notte egli è entrato nella storia dell’uomo; non imponendo, però, la propria presenza, ma bussando timidamente alla porta senza entrare se non gli è aperto.

Purtroppo quello che è veramente avvenuto con la venuta del Cristo (evidenziato da Giovanni in modo tragico, non solo nel prologo ma lungo tutto il suo Vangelo), è un autentico scontro drammatico fra la luce e le tenebre, fra la vita e la morte, fra l’amore e l’odio (In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta... Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto). Il paradosso è che il mondo non respinge un estraneo, ma proprio colui che lo ha creato dal nulla. Anche oggi, dopo duemila anni, molti di quelli che si definiscono cristiani non hanno ancora scoperto chi è veramente Gesù e non sono riusciti ad accoglierlo nella propria vita; si tratta, infatti, di lasciarsi trasfigurare fino a diventare come lui, cioè “figli di Dio”. Una “maturazione” che può avvenire solo (con l’aiuto della “fede”) accettando il bimbo che nasce in questo Santo giorno come il Figlio di Dio che si è abbassato fino a noi per salvarci e donarci la sua “pienezza”. È questo che, con espressioni altissime, annuncia Giovanni verso la fine del suo prologo (A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati), è questo che Madre Teresa di Calcutta ripete in questa sua meravigliosa meditazione:

Noi desideriamo poter accogliere Gesù a Natale, non in quella gelida mangiatoia che è a volte il nostro cuore, ma in un cuore pieno d’amore e di umiltà, in un cuore così puro, così immacolato, così caldo di amore l’uno per l’altro. La venuta di Gesù a Betlemme portò gioia al mondo e a ogni cuore d’uomo. Lo stesso Gesù continua a venire nei nostri cuori durante la Santa Comunione. Vuole donare la stessa gioia, la stessa pace. In questo Natale possa la sua venuta portare a ciascuno di noi quella pace e quella gioia che Egli brama di darci. Preghiamo molto per la venuta di questa grazia di pace e di gioia nel nostro stesso cuore, nelle nostre comunità, nelle nostre famiglie e nella Chiesa.

Gesù venne in questo mondo per uno scopo. Venne per darci la buona novella che Dio ci ama, che Dio è amore, che ama te e ama me. Egli vuole che ci amiamo vicendevolmente come Egli ama ciascuno di noi. Amiamolo! Come lo amò il Padre? Lo diede a noi. Gesù come amò me e te? Dando la propria vita. Diede tutto quello che aveva... la sua vita... per me e per te. Morì sulla croce perché ci amava e vuole che ci amiamo fra di noi come Lui ci ha amato. Quando contempliamo la croce, capiamo come ci ha amato. Quando guardiamo la mangiatoia, capiamo come ci ama ora di tenero amore, te e me, la tua famiglia e ogni famiglia. E Dio ci ama di un amore tenero. È tutto quanto Gesù è venuto a insegnarci: il tenero amore di Dio. «Vi ho chiamato per nome, perché siete miei», ed è questo che i Cooperatori Salesiani della Parrocchia di san Giovanni Bosco augurano a tutti in questa meravigliosa notte.

  

(I Cooperatori Salesiani)

 

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